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Tratto da due appendici del volume Il soggetto radicale e il suo doppio (Mosca: Movimento Eurasiatico, 2009), compilato sulla base di conferenze tenute alla Nuova Università di Mosca tra il 2004 e il 2005.
Il saggio ricostruisce le origini e lo sviluppo della “Nuova Metafisica” elaborata da Alexander Dugin a partire dagli anni Ottanta, nel contesto del tardo sovietismo e sotto l’influenza del pensiero tradizionalista (Guénon, Evola, Schuon). L’articolo giovanile Übermensch costituisce il nucleo programmatico di questa riflessione: il Superuomo nietzscheano è interpretato come colui che vince sia Dio sia il nulla, interiorizzando l’Assoluto e generando un nuovo spazio ontologico. Da qui prende forma la figura del Soggetto Radicale, risvegliato dalla Volontà Post-Sacra e creatore della Realtà Impossibile. Le successive opere di Dugin – da Templari dell’Altro a Le vie dell’Assoluto, fino ai saggi geopolitici – non sono che sviluppi e commenti a quell’intuizione originaria. La Nuova Metafisica, in profonda risonanza con la condizione postmoderna, non si riduce a essa, ma la interpreta come fase necessaria di un processo di desacralizzazione inscritto nella storia dell’essere. L’asse della filosofia di Dugin resta il tema nietzscheano dell’Übermensch, che, lungi dal coincidere con il Salvatore tradizionale, si configura come la figura chiave della postmodernità.
La nuova metafisica nella condizione della postmodernità
La nuova metafisica, che descrive la condizione ontologica di estrema disperazione e di un mondo ormai del tutto abbandonato da Dio, prese forma nella mia coscienza all’inizio degli anni Ottanta, sotto l’influsso del pensiero tradizionalista (Guénon, Evola, Schuon, ecc.) e nel contesto del tardo sovietismo. Attratto dalla tradizione ermetica, mi recai un giorno in un negozio di prodotti chimici chiedendo zolfo, mercurio e sale. Il commesso, con scarsa cortesia, mi rispose che non disponevano di nulla di tutto ciò e che, in ogni caso, la distribuzione avveniva solo dietro presentazione di buoni di razionamento approvati. Io non avevo né buoni né permessi.
Fu allora che, per la prima volta, esposi i principi della “Nuova Metafisica” in un articolo inedito del 1985, Sverkhchelovek (Il superuomo). L’idea centrale di questo scritto consisteva in una riflessione sulla definizione nietzscheana di Übermensch, analizzata in dettaglio da Evola nel suo Cavalcare la tigre.
Il “vincitore su Dio e sul nulla”: interpretai questa formula come l’essenza di un peculiare programma metafisico. “Dio è morto”, esclama il folle nell’opera di Nietzsche, “e noi lo abbiamo ucciso, tu e io!”. L’uomo ha sconfitto Dio, e Dio si è ritirato. Questa è la desacralizzazione. Il sacro si è dissolto. Che cosa resta? Nulla. Poiché il sacro era l’essenza stessa del tutto, il centro dell’essere, dopo la morte di Dio (la vittoria su Dio) non rimane altro che il nulla, ossia il “nichilismo moderno”.
L’Übermensch è colui che osa compiere due superamenti: vincere Dio (inteso come assoluto esterno) e vincere il nulla, ossia quello spazio di realtà priva di Dio, desacralizzata, vuota, che ha rivelato il proprio stato entropico dopo lo smantellamento dell’essere. L’Übermensch può intraprendere questi due passi soltanto interiorizzando l’Assoluto, scoprendo in se stesso la fonte del sacro – un sacro non preso a prestito né condiviso, ma istituito spontaneamente e sovranamente attraverso l’esperienza del vuoto totale e il passaggio attraverso il nulla.
La fine dell’era di Dio segna la transizione dalla premodernità alla modernità. L’infrangimento della società tradizionale ha condotto alla modernità, e successivamente il nulla si è manifestato. Questo nulla coincide con la modernità stessa e con la sua azione distruttiva contro l’essere in quanto centro del sacro, poiché non vi è altro essere al di fuori di esso. Il superamento del nulla – il secondo passo – dà origine al Superuomo, una qualità inedita, estranea sia alla Tradizione sia alla modernità. Da questa analisi discende che l’Übermensch è una figura della postmodernità, una figura-chiave, a patto di guardare la postmodernità non con gli occhi di se stessa, ma con quelli della Tradizione che, pur impotente, coglie con lucidità estrema il significato delle trasformazioni che si dispiegano lungo l’asse Premodernità–Modernità–Postmodernità.
In sostanza, l’articolo Übermensch è stato, e rimane, il fondamento del mio programma metafisico negli ultimi vent’anni.
Poco dopo, tra il 1986 e il 1987, decisi di sviluppare i principi di quell’articolo in un’opera più ampia, Templari dell’Altro. Il libro risultò però eccessivamente condensato e, come introduzione più semplice ed esplicativa, nel 1988 scrissi Le vie dell’Assoluto. Da lì, come commento e sviluppo di tale opera e come applicazione dei suoi nuclei teorici a campi più specifici, sono nati tutti i miei libri successivi, fino agli attuali cicli di saggi di scienza politica e alle mie osservazioni sulla musica pop russa (come quelle dedicate al gruppo Tatu). Tutto era già implicito in quell’articolo giovanile, Übermensch.
In Templari dell’Altro la Nuova Metafisica fu esposta in modo più articolato, seppur con un linguaggio macchinoso, pesante, privo di eleganza. Le tesi radicali di Übermensch confluirono lì in un quadro metafisico più vasto.
Templari dell’Altro: contenuto in sintesi
Viviamo in un mondo confuso, nato dal fatto che i nessi tra causa ed effetto sono stati distorti e pervertiti. Da ciò derivano il nichilismo, la dissoluzione del sacro e la deontologizzazione. Le cose, strappate alle loro radici, si deformano fino a diventare irriconoscibili. La modernità rappresenta l’apice di questo processo di degrado: quasi nulla ne rimane intatto.
L’elemento maschile – ciò che genera, preserva e distrugge – è scomparso dalla realtà. L’eroe è morto. Ciò che resta al mondo è soltanto la tragedia.
Ma come è stato possibile che la Causa suprema permettesse a tali conseguenze di affermarsi? Come ha potuto Dio tollerare di essere ucciso? Come ha potuto il sacro accettare di essere rimosso? In fondo, nulla vi è al di sopra dell’Altissimo… Eppure, tutto si presenta come appare, finché tutto si sviluppa nel modo in cui deve svilupparsi.
Questa misteriosa autorità superiore – più alta dell’Altissimo stesso – ha decretato la traiettoria della desacralizzazione, ha ordinato all’essere di attenuarsi e alla sacralità di disperdersi. Essa era interessata alla profondità dell’essere, dove cercava una perla enigmatica e segreta. Per trovarla, era necessario che evaporassero le dolci acque della vita e si spegnesse il calore del ritmo ontologico. È proprio ciò che è accaduto: una mano nascosta e misteriosa ha guidato dall’alto l’intero percorso del mondo verso confusione, perversione e degenerazione. La fine del mondo era concepita ancor prima che il mondo iniziasse.
In altre parole, nel cuore stesso dell’essere si annida una volontà paradossale: creare un territorio libero da sé. Questo territorio – il nulla della modernità – è stato realizzato. Si sono così instaurate condizioni post-ontologiche.
Tutto è stato trascinato dal flusso dell’entropia verso il non-essere, verso l’oblio. Ogni cosa ha perduto la ragione. Solo un minuscolo seme, piantato in una Mosca innevata insieme ad alcuni volumi di Guénon e Nietzsche, resisteva: compresso fino all’insostenibile, inesistente, sconosciuto, quasi annullato, con un essere non più grande della testa di un fiammifero. In quel piccolo punto prese forma una fredda ipotesi sull’Übermensch e sulla Nuova Metafisica: l’idea che non tutto fosse frutto del caso.
Tracciando i parametri operativi del nulla, la Nuova Metafisica cominciò a svilupparsi nella direzione opposta. Si delineò con sicurezza il pensiero del Soggetto Radicale.
Il risveglio del Soggetto Radicale
Il Soggetto Radicale è l’attore della Nuova Metafisica, il suo polo. Egli appare quando ormai è troppo tardi, quando tutto e tutti sono scomparsi. Il Soggetto Radicale non può comparire di propria iniziativa, poiché non è previsto: è risvegliato dalla Volontà Post-Sacra.
Questa Volontà Post-Sacra non coincide con il sacro, ma neppure con il nulla. Essa costituisce l’attributo essenziale del Superuomo. Fuori dal sacro vi è solo il nulla: ciò significa che, in linea di principio, una Volontà Post-Sacra non dovrebbe esistere. E tuttavia esiste – ma soltanto in questa modalità paradossale.
È la Volontà Post-Sacra a risvegliare il Soggetto Radicale, e il suo risveglio genera la Realtà Impossibile. Ho descritto in maniera sufficientemente dettagliata, nel libro I Cavalieri Templari del Proletariato, il processo di questo risveglio, la genesi della Realtà Impossibile e le motivazioni che spingono il Soggetto Radicale alla sua impresa. In un certo senso, il Soggetto Radicale ristabilisce il sacro e restituisce l’essere; in un altro senso, non lo fa. Le determinazioni della Nuova Metafisica sono sempre in equilibrio sul filo della lama: vi scorre un pensiero frenetico, una volontà furiosa, che tuttavia non possono essere semplicemente afferrati e decifrati.
Non è questa la sede per illustrare le sfumature. Non ancora. Forse oggi tali concetti fondamentali della Nuova Metafisica – Soggetto Radicale, Volontà Post-Sacra, Realtà Impossibile – dovrebbero essere integrati da nozioni ancor più potenti, seppur altrettanto elusive, come la Fine Infinita (Pan-Eschaton) e il Regno Frenetico (Impero Estatico), che allargano la catena sinonimica della Realtà Impossibile.
La Nuova Metafisica e la Postmodernità
È evidente, o quasi, che la descrizione metafisica della postmodernità risuoni profondamente con i parametri della Nuova Metafisica e con i suoi concetti centrali.
Il ciclo di trasmissione culturale che va dalle annotazioni all’articolo Übermensch ai libri Templari dell’Altro, Le vie dell’Assoluto, Misteri dell’Eurasia, fino alle riviste Sweet Angel ed Elements, ai volumi La metafisica del Vangelo, La rivoluzione conservatrice, I fondamenti della geopolitica, I Cavalieri Templari del Proletariato, La Cosa Russa, L’evoluzione delle fondamenta paradigmatiche della scienza, e ancora La filosofia del tradizionalismo e La filosofia della politica, può considerarsi sostanzialmente compiuto. Ognuno di questi temi potrebbe certo essere ulteriormente sviluppato, ma nel complesso l’Opus si è concluso, tutto fondato sulla diagnosi radicale offerta dalla Nuova Metafisica.
Per realtà di questo ordine, vent’anni non sono nulla. E tuttavia… il ritorno al tema dell’Übermensch continua.
La Nuova Metafisica risuona infatti in modo preciso con la postmodernità. Tra le due esiste una connessione profonda. È chiaro che non si tratta di un sottoprodotto della postmodernità, né di un suo sinonimo. Si può parlare di relazione, ma la natura di tale relazione richiede ulteriore chiarimento. Alcuni moduli operativi sono già individuabili, ma altri aspetti della postmodernità meritano maggiore attenzione. Finché il suo paradigma non sarà pienamente chiarito, descriverlo e indagarlo ripetutamente non sarà inutile.
Così, ci avvicineremo alla Nuova Metafisica non in modo diretto, ma a spirale, ruotando attorno al suo asse – qualunque nome gli si dia. Essa è stata sempre presente sotto la superficie, lo sarà nei secoli a venire e lo è stata in quelli passati, seppure non lungo le coordinate lineari del tempo storico.
Il “vincitore su Dio e sul nulla” come asse della mia filosofia
Eppure Nietzsche afferma che “l’Übermensch è il vincitore su Dio e sul nulla”. Ma perché emerge questa figura, che non appartiene affatto al contesto tradizionalista? La Tradizione conosce la figura del Salvatore, vincitore alla fine dei tempi. Ma il Superuomo non è il Salvatore: la sua ontologia è trascendente e non nasce dal soggetto “dissipante”. È qualcosa di radicalmente diverso da ciò che, nel Kali Yuga, si dissolve nel nulla. È estraneo al corso principale della storia umana. Questa storia tende al nulla, e lì si arresta. Ma allora, chi è davvero questa figura dell’Übermensch di cui parlava Nietzsche?
Per ventisei anni ho riflettuto unicamente su questa frase. Il mio primo articolo programmatico, L’Übermensch, lo scrissi in francese. Poi, come commento a quell’articolo, nacque il libro inedito Templari dell’Altro. Come commento a quest’ultimo, scrissi Le vie dell’Assoluto. Pensavo che ciò sarebbe stato sufficiente a chiarire tutto; eppure, la questione restava di un’estrema complessità. Così ho continuato a scrivere commenti ai miei stessi libri precedenti:
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il libro ironico Pop-Culture and the Signs of the Times come riflessione su I fondamenti della geopolitica e La filosofia del tradizionalismo;
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La Cosa Russa (in parte derivata da I Cavalieri Templari del Proletariato) come serie di osservazioni sul nazional-bolscevismo, versione peculiare della rivoluzione conservatrice;
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La rivoluzione conservatrice, a sua volta, come applicazione del tradizionalismo alle ideologie socio-politiche;
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La filosofia della politica, che sistematizza La Cosa Russa nella dimensione della scienza politica;
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Civics for the Citizens of the New Russia, che porta tali idee a un livello divulgativo per gli studenti russi;
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Conspirology, come passo verso l’incontro tra tradizionalismo e teorie della cospirazione politica;
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The Hyperborean Theory, in cui ho analizzato il simbolismo della Tradizione e la teoria delle “origini nordiche” condivisa da Guénon ed Evola;
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Misteri dell’Eurasia, che applicava i principi della geografia sacra agli spazi russi;
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La metafisica del Vangelo, che chiariva le corrispondenze tra tradizionalismo e religione ortodossa.
Tutti questi testi – commenti, precisazioni, sviluppi circolari di certi nuclei teorici, ritorni a trame e intuizioni originarie – ruotano, esplicitamente o implicitamente, attorno al tema dell’Übermensch e all’articolo che scrissi in gioventù con quel titolo. Ancora oggi non smetto di semplificare, sviluppare e commentare quel breve testo francese di vent’anni fa, interpretandolo e collegandolo a nuove catene di riflessione.
Traduzione: Angelo Marcotti














