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SCRIPTA MANENT

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LETTURE SENZA CONFINI


Al Caffè Letterario - Un incontro con Alda Merini

Publié par Angelo Marcotti sur 6 Février 2026, 19:13pm

Catégories : #Le interviste impossibili

Il Caffè Jamaica in Brera, anni Settanta. Tavoli di marmo, fumo denso, voci che si accavallano. Lei entra con quel suo passo incerto, lo scialle nero sulle spalle. Ci sediamo in un angolo. Ordina un cognac.

Signora Merini, la sua poesia sembra ignorare completamente le correnti dominanti - né ermetismo, né neorealismo. Si sente un'irregolare?

"Irregolare? Sono una bastarda della letteratura, ecco cosa sono. Quelli del Politecnico mi guardano come si guarda una pazza - d'altronde lo sono stata davvero, no? Mentre Pasolini e Moravia discutevano di impegno civile, io cercavo di ricordarmi il mio nome tra un'iniezione e l'altra. La mia corrente è il dolore. La mia poetica è la sopravvivenza."

Ma lei ha esordito giovanissima, nel '53, con lodi importanti. Poi il silenzio. Vent'anni di silenzio.

Beve d'un fiato, gli occhi che lampeggiano di rabbia.

"Il silenzio me l'hanno imposto. Prima il manicomio, poi la miseria, poi l'essere donna in un mondo di uomini che decidevano chi era poeta e chi no. Montale poteva permettersi il silenzio metafisico, io dovevo solo tacere. Ma i versi li scrivevo lo stesso, sui muri, sulle lenzuola, nella testa. Il silenzio esteriore nascondeva un urlo continuo."

La sua è una poesia del corpo, quasi scandalosa per certi versi. Non teme l'accusa di esibizionismo?

"Esibizionismo! Bella parola da salotto. Io scrivo con l'utero, con le budella, con tutto quello che Ungaretti e i suoi sodali hanno sempre rimosso. La poesia italiana è stata troppo cerebrale, troppo pulita. Io porto il sangue mestruale, la merda del manicomio, il sesso vero - non quello dei simboli e delle allegorie. Se questo vi scandalizza, peggio per voi."

Eppure c'è in lei anche una componente mistica, quasi medievale...

Sorride, finalmente. Accende l'ennesima sigaretta.

"Sono sempre stata una monaca mancata. Santa Teresa d'Avila capiva, lei sì. L'estasi mistica e quella erotica sono la stessa cosa - solo gli ipocriti non lo ammettono. Dio me lo sono cercata nei posti più lerci, tra i matti, tra gli ultimi. L'ho trovato? Non lo so. Ma so che ho pregato anche quando bestemmiavo."

Come giudica i poeti della neoavanguardia? Sanguineti, Balestrini...

"Bravi ragazzi. Intelligenti. Ma freddi come il marmo. Fanno esperimenti linguistici mentre la gente muore di fame vera. Vogliono distruggere il linguaggio? Bene. Ma io l'ho visto davvero distrutto, il linguaggio, quando le parole ti vengono strappate dall'elettroshock. La loro è anarchia da biblioteca. La mia è anarchia da corsia d'ospedale."

Pensa che la critica la rivaluterà?

Scoppia a ridere, una risata roca, disillusa.

"Me ne infischio della critica. I critici arriveranno quando sarò morta, come sempre. Scriveranno saggi sulla 'poetessa visionaria', sulla 'voce femminile del disagio'. Metteranno ordine nel mio caos. Ma ora, adesso, mentre sono viva e faccio paura, preferiscono ignorarmi. Va bene così. Scrivo per chi mi legge di nascosto, per chi piange leggendomi. Non per le cattedre universitarie."

Un'ultima domanda. Cosa significa per lei essere poeta oggi?

Schiaccia la sigaretta. Mi guarda dritto negli occhi.

"Significa essere condannati a dire la verità in un mondo di bugiardi. Significa pagare un prezzo altissimo - la sanità mentale, la rispettabilità, la pace. Ma significa anche questo: che quando tutto ti viene tolto, quando sei nuda e sola, hai ancora le parole. E quelle, caro mio critico, quelle non me le toglie nessuno. Neanche la morte."

Si alza, lascia qualche moneta sul tavolo, esce nel freddo milanese. La seguo con lo sguardo finché non sparisce nella nebbia di Brera.

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