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SCRIPTA MANENT

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LETTURE SENZA CONFINI


AMELIA EARHART: LA DONNA CHE SFIDO' IL CIELO E L'OCEANO

Publié par Angelo Marcotti sur 23 Juillet 2025, 08:07am

Catégories : #Miti dei Giorni Nostri

Amelia Earhart non è stata soltanto una pioniera dell’aviazione: è stata un’anima inquieta, una sognatrice determinata a superare i confini imposti dalla terra e dal suo tempo.

Nel 1928 entrò nella leggenda come prima donna a sorvolare l’Oceano Atlantico. Quattro anni dopo ripeté l’impresa, ma questa volta da sola, in un volo che sfidò tempeste e limiti umani. La sua ultima avventura fu anche la più pericolosa: nel luglio del 1937, nel tentativo di circumnavigare il globo a bordo del Lockheed 10E Electra insieme al navigatore Fred Noonan, Amelia scomparve nelle acque dell’Oceano Pacifico, lasciando dietro di sé un mito che ancora oggi continua a volare.

Le radici di un mito

Nata il 24 luglio 1897 ad Atchison, nel Kansas, Amelia crebbe sulle rive del Missouri, in una cittadina americana dove l’eco del vecchio Mondo si mescolava all’irrequieto spirito pionieristico di fine Ottocento. Era un’epoca di trasformazioni, in cui la frontiera non era solo geografica ma anche culturale, e questo respiro d’avventura plasmò la giovane Amelia.

La sua famiglia portava in sé tracce di un passato variegato: dal lato paterno, discendeva da una nipote di Luigi XV, emigrata nel Nuovo Mondo con un ufficiale tedesco; dal lato materno, invece, aveva radici nella tradizione giuridica inglese, rappresentata dal nonno Alfred Otis, giudice e avvocato, solido punto di riferimento per la famiglia. Queste due anime – aristocratica e pragmatica – si fusero in Amelia, forgiando un carattere fiero, curioso e capace di infrangere schemi.

Una bambina fuori dagli schemi

Fin dall’infanzia, Amelia dimostrò di non voler indossare i ruoli imposti dal suo genere. Adorava i giochi “da maschi”, come le scorribande da cowboy con il padre, ed era affascinata dalla scienza e dalla natura. Con la madre Amy, donna dallo spirito libero, si divertiva a esperimenti insoliti, come esplorare l’anatomia di un pollo per scoprire come funzionava il corpo vivente.

Alta, sottile e con lunghi capelli chiari, Amelia non incarnava la bellezza canonica del tempo, ma il suo sguardo deciso e il sorriso ironico lasciavano intravedere un fuoco interiore pronto a divampare.

A scuola era brillante, ma insofferente alla rigidità dei programmi e delle regole sociali. L’anticonformismo la isolava dai coetanei, ma alimentava in lei il desiderio di scoprire chi fosse davvero, oltre i limiti imposti dal suo tempo.

Giovinezza inquieta e il primo incontro col volo

Le vicende familiari – segnate dall’alcolismo del padre e dalla separazione dei genitori – portarono Amelia, la madre e la sorella Muriel a spostarsi di continuo, da una città all’altra. Durante una visita a Toronto, nel 1917, Amelia si trovò di fronte all’orrore della Grande Guerra: vide giovani soldati mutilati e ciechi e, profondamente colpita, decise di diventare volontaria in un ospedale militare.

Fu proprio in Canada che avvenne il suo primo, casuale incontro con l’aviazione: mentre visitava un campo di addestramento, vide un aereo decollare sulla neve e sentì un brivido attraversarle la pelle. «Appena le ruote lasciarono terra, capii che dovevo volare anch’io», scrisse più tardi.

Il primo volo e la nascita di una passione

Nel 1921, ormai ventitreenne e trasferitasi in California, Amelia realizzò il sogno di prendere lezioni di volo. Per superare le reticenze familiari scelse come istruttrice una donna, Anita “Neta” Snook. Il 1° gennaio di quell’anno effettuò il primo volo di addestramento, e poche ore dopo acquistò – con grandi sacrifici – il suo primo aereo: un biplano giallo-argento che chiamò affettuosamente The Canary.

Nonostante le perplessità dell’istruttrice e di chi le stava intorno, Amelia si gettò con entusiasmo nel mondo dell’aviazione. Ben presto stabilì diversi primati: fu la prima donna a raggiungere i 14.000 piedi di quota, a sorvolare da sola l’isola di Santa Catalina e a battere record di velocità e distanza.

La donna che conquistò l’Atlantico

La fama di Amelia decollò nel 1928, quando fu scelta per un volo storico: diventare la prima donna a sorvolare l’Oceano Atlantico. A bordo del trimotore Friendship, insieme ai piloti Wilmer Stultz e Slim Gordon, partì da Terranova e atterrò venti ore dopo sulle coste del Galles. Sebbene non avesse toccato i comandi durante il volo, la sua presenza bastò a fare notizia.

Lady Lindy”, come fu soprannominata in omaggio a Charles Lindbergh, divenne un’icona internazionale. Il suo libro " Venti ore e quaranta minuti ", pubblicato poco dopo, consolidò il mito.

Ma Amelia non era soddisfatta di essere solo un simbolo: voleva mettersi davvero alla prova. Nel maggio 1932, a bordo del suo Lockheed Vega, diventò la prima donna a compiere la trasvolata atlantica in solitaria, affrontando tempeste e ghiaccio per atterrare, dopo 15 ore di volo, in un campo irlandese.

L’ultimo volo e il mistero

Dopo altri record – tra cui la prima traversata in solitaria del Pacifico – Amelia sognava di più: circumnavigare il globo. Nel 1937, con il navigatore Fred Noonan, partì a bordo del Lockheed Electra per un’impresa mai tentata prima.

Dopo settimane di viaggio e 22.000 miglia percorse, il 2 luglio decollarono dalla Nuova Guinea per l’isola di Howland, un minuscolo punto in mezzo al Pacifico. Ma qualcosa andò storto: l’Electra perse i contatti radio e sparì tra le onde. Nonostante ricerche imponenti, Amelia e Fred non furono mai trovati.

Il mito che non tramonta

La scomparsa di Amelia Earhart trasformò una donna straordinaria in una leggenda senza tempo. Tra ipotesi di naufragio, atterraggi di fortuna su isole remote e teorie complottistiche, il mistero della sua fine resta irrisolto. Ma ciò che conta è il segno che lasciò: Amelia non fu solo un’aviatrice, ma un simbolo di libertà, coraggio e emancipazione in un mondo che alle donne concedeva poco spazio.

Le donne sono davvero pari agli uomini”, diceva nelle sue conferenze. E lei lo dimostrò, sfidando il cielo e aprendo la strada a generazioni di sognatrici.


 


 

 

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