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Non ci arriveranno coi carri armati. Ci arriveranno con i monopattini elettrici, l’auricolare all’orecchio, il tatuaggio ben visibile e un selfie in posa davanti al cibo vegano. È così che – secondo il filosofo francese Michel Onfray – si presenta oggi il totalitarismo 2.0: non più con la stivalata alla porta all’alba, ma col pollice che scrolla l’app e dice di sì a tutto, senza sapere a cosa.
Il Leviatano non ha più i denti, ma un sorriso smaltato. È l’Europa post-democratica, dove nessuno elegge chi comanda, dove Maastricht vale più di Atene, e dove la libertà ha cambiato indirizzo. Non si trova più nei parlamenti, ma nei server delle GAFAM, dove il cittadino è diventato consumatore e l’identità si misura in bit, pronome e compliance.
Onfray, che si definisce post-anarchico, ma potrebbe tranquillamente rispondere alla voce “eretico” del dizionario, non le manda a dire: secondo lui siamo nel bel mezzo di una riedizione aggiornata del “Mondo Nuovo” di Huxley, con qualche aggiornamento software. Dove un algoritmo decide cosa pensare, cosa temere, cosa postare. E chi dissente non viene censurato: viene ignorato, ridicolizzato, derubricato a “boomer reazionario”.
Nel mondo che descrive – o denuncia – l’Europa è passata da culla della civiltà a salotto IKEA della decadenza culturale, tra greenwashing, moralina ESG e tolleranza selettiva. Una civiltà che ha fatto del “vivere insieme” un mantra da slogan pubblicitario, purché depurato di cattolici, eterosessuali, automobilisti e carnivori. Il paradiso inclusivo, ma solo per chi si adegua. Per tutti gli altri: inferno con moderazione.
La politica? Roba da manager. Niente visione, solo gestione. L’ideale europeo è diventato un foglio Excel: righe di regole, colonne di controlli. In questa logica, l’identità è un ostacolo, la cultura un intralcio, la lingua un optional. Meglio una massa indistinta, chipata e docile, nutrita di serie tv e soia.
Chi governa? Chi non risponde al telefono. Commissari, tecnocrati, algoritmi. E mentre Ucraina e Russia fanno da scenario per giochi geopolitici decisi altrove, l’Europa si ritrova a fare da pubblico pagante. Con Trump pronto a trattare direttamente con Putin, all’Unione non resterà che assistere da lontano, cercando il Wi-Fi.
Onfray vede un futuro fatto di cyborg, non di cittadini. Una civiltà alfabetizzata dalla TV, drogata di TikTok, con tatuaggi che gridano libertà ma cervelli formattati come i computer che li osservano. La “trasgressione” è diventata brand. L’“individuo ribelle” è solo un prodotto connesso.
C’è un’uscita? Forse. Ma non è nella smart city, né nel voto ogni cinque anni a qualcuno che ha già perso. È nel gesto più sovversivo che si possa immaginare oggi: smettere di servire. Come diceva La Boétie. O, se preferite, mettersi insieme, tanti piccoli Lillipuziani, a legare Gulliver con mille fili invisibili. Il totalitarismo non si abbatte: si disinnesca. Con cultura, coscienza e un no detto al momento giusto.
Altro che “transizione ecologica”. Serve una transizione etica. E urgente.














