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SCRIPTA MANENT

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LETTURE SENZA CONFINI


POST VERITA', POST STAMPA, POST CERVELLO

Publié par Angelo Marcotti sur 7 Août 2025, 12:38pm

Catégories : #Società

Niente è più vero, tutto è virale.
La stampa? Un esercizio nostalgico per pensionati digitali. La notizia? Un reel. Il commento? Un meme. La riflessione? Un audio su Telegram, magari registrato in bagno.
Benvenuti nell’
era del post-giornalismo. Dove tutti parlano e nessuno legge. Dove tutto gira ma niente resta. Dove, se un fatto accade e non è su TikTok, è come se non fosse mai esistito.

I giornali? Ma chi li apre più. Costano, puzzano di carta, e – orrore! – chiedono tempo. Troppo impegnati a scrollare per approfondire. Troppo saturi di indignazioni prêt-à-porter per distinguere tra editoriale e post sponsorizzato. E poi vuoi mettere la verità detta da uno in felpa, in macchina, mentre beve un Monster?

Il mito della credibilità è morto con l’abbonamento cartaceo. Il giornalismo, rincorrendo click, si è consegnato all’algoritmo. Ha lasciato la realtà per sposare l’ideologia, spesso confezionata in 280 caratteri. Ha scelto di piacere, non di disturbare. Ha sostituito il dubbio con il tifo.
E i lettori lo hanno capito. Anzi,
lo hanno capito così bene che non leggono più.

Oggi chiunque può parlare di tutto. Ed è proprio questo il problema: nessuno sa più niente. Non perché non ci siano informazioni. Ma perché nessuno ha il tempo – o la voglia – di farle sedimentare. Manca la gerarchia. Non tra destra e sinistra, ma tra vero e falso, tra verificato e vociferato, tra testimonianza e fuffa.

Il filosofo Foucault parlava di “dispositivo di enunciazione”: ovvero, il diritto di parlare legittimamente. Oggi basta un microfono cinese e una ring light. Più sei ignorante, più sei credibile: non sei corrotto, sei genuino.
Sei l’
uomo qualunque, che sbaglia i congiuntivi ma azzecca gli umori. Che urla dal cruscotto e dice “quello che pensiamo tutti”, anche quando nessuno ha mai pensato niente del genere.

E così, in questo frullatore di contenuti, la parola ha perso peso. Tutto è detto, e dunque niente si ascolta più. Tutto è visibile, e quindi nulla si guarda davvero. La reazione ha sostituito la riflessione. Non cerchiamo chi sa, ma chi ci dà ragione. Il confronto è finito, il contraddittorio è violenza, l’opinione è fede.

Il risultato? Non la morte del giornalismo – magari! – ma la rottura del patto tra chi scrive e chi dovrebbe leggere. Tra chi si sforza di spiegare, e chi non ha più tempo né pazienza per capire.
E allora no, non serve gridare più forte. Né riempire di parole il vuoto. Forse serve fare il contrario:
parlare meno, ma meglio. O anche solo tacere. Che, in certi casi, è l’unica forma decente di comunicazione.

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