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SCRIPTA MANENT

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LETTURE SENZA CONFINI


Cafè Margarita, Mosca, in un pomeriggio sospeso nel tempo: incontro con Mikhail Bulgakov

Publié par Angelo Marcotti sur 10 Février 2026, 09:39am

Catégories : #Le interviste impossibili

Maestro Bulgakov, è un onore. Posso sedermi? Vorrei chiederle del Maestro e Margherita. Perché ha scelto di intrecciare la storia di Ponzio Pilato con quella di Mosca contemporanea?

Bulgakov: (accende una sigaretta, sorride amaramente) Perché ogni epoca ha i suoi Pilato, caro mio. E ogni epoca ha chi si lava le mani di fronte all'ingiustizia. Volevo mostrare che il male e la codardia attraversano i secoli. Pilato è il potere che sa di compiere un'ingiustizia ma lo fa comunque. Non le sembra attuale?

Tremendamente attuale. E Woland? Perché il diavolo è l'unico personaggio che dice sempre la verità nel suo romanzo?

Bulgakov: (ride) Ah, questa è la suprema ironia! In un mondo dove la menzogna è diventata linguaggio ufficiale, dove la verità è pericolosa, chi meglio del diavolo può permettersi di essere onesto? Lui non ha nulla da perdere, nessuna carriera da proteggere. È libero. A Mosca negli anni Trenta, la verità era diabolica, in senso letterale.

Lei ha bruciato la prima versione del romanzo...

Bulgakov: (si oscura in volto) In un momento di disperazione, sì. Ma poi l'ho riscritto. "I manoscritti non bruciano", come dico nel libro. È la mia sfida al regime, alla censura, all'oblio che volevano impormi. Possono bruciare la carta, ma non l'idea.

Ha scritto per sedici anni sapendo che non sarebbe mai stato pubblicato in vita sua. Come ha trovato la forza?

Bulgakov: (guarda fuori dalla finestra) Perché uno scrittore vero non scrive per essere pubblicato. Scrive perché deve. È una maledizione e una benedizione insieme. Io ho visto le mie opere vietate, il teatro chiuso, gli amici scomparsi nel nulla. Ma smettere di scrivere sarebbe stato morire prima della morte. E poi... avevo Margherita. Ogni scrittore ha bisogno della sua Margherita, qualcuno che creda in lui quando il mondo intero lo nega.

Nel romanzo, il Maestro viene salvato non dal paradiso, ma dalla pace. Perché questa scelta?

Bulgakov: (pensieroso) Perché né io né il mio Maestro meritiamo la luce. Siamo compromessi, stanchi, feriti. Non siamo eroi, siamo sopravvissuti. Il paradiso è per i santi. Noi artisti che abbiamo vissuto tra le menzogne, che abbiamo dovuto scendere a patti solo per respirare... meritiamo il riposo, la pace. Nient'altro.

Stalin una volta la chiamò al telefono personalmente. Come fu?

Bulgakov: (rabbrividisce) Fu surreale. Il padrone assoluto di milioni di vite che mi chiede se voglio davvero lasciare la Russia. Come se avessi scelta! Come se non fosse lui stesso a rendermi impossibile vivere qui! Ma sapevo che dovevo restare. Fuori dalla Russia non sarei stato nessuno. Qui almeno ero un martire vivente, un testimone.

Cosa direbbe ai lettori futuri che finalmente possono leggere il suo capolavoro?

Bulgakov: (con intensità) Che non dimentichino mai il prezzo della libertà. Che ridano di Woland e del suo seguito, ma che ricordino che io scrivevo di cose reali sotto una maschera fantastica. Le sparizioni notturne, la paura, la delazione, tutto era vero. E direi loro: custodite i manoscritti, perché custodiscono la memoria. Quando il potere cerca di riscrivere la storia, solo l'arte dice la verità.

(Bulgakov spegne la sigaretta, si alza, mi stringe la mano)

Bulgakov: La codardia è il peggiore dei vizi. Lo ricordi.

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