IL SIMBOLISMO ESOTERICO – Capitolo decimo: I Signori del Simbolismo Esoterico. I Cavalieri Templari
/image%2F4717381%2F20260325%2Fob_d08b3e_ob-408108-ob-5a6876-ob-1ad3eb-ob-d37df.png)
Pochi soggetti nella storia dell’esoterismo occidentale hanno generato una quantità di letteratura, di speculazione e di leggenda paragonabile a quella prodotta dai Cavalieri Templari. Fondatori di banche medievali, costruttori di castelli, custodi di segreti cosmici, guardiani del Graal, vittime di una cospirazione politica senza precedenti, detentori di conoscenze eretiche che sfidavano i fondamenti stessi del Cristianesimo: di tutte queste cose i Templari sono stati accusati, celebrati o sospettati nel corso di quasi otto secoli. La verità storica, che pure è abbastanza straordinaria da non aver bisogno di abbellimenti, è sepolta sotto strati di mito, di propaganda, di romanzo e di genuina curiosità esoterica che non smettono di accumularsi. Cominciamo dunque, per una volta, dalla storia.
La Storia: nascita, apogeo e distruzione di un ordine monastico-militare
L’anno è il 1119. Gerusalemme è in mano crociata da vent’anni, conquistata nel 1099 dalla Prima Crociata con un massacro che le fonti musulmane ed ebraiche descrivono con orrore e le fonti cristiane con esultanza. Il Regno Latino di Gerusalemme esiste, ma è fragile: le strade tra le città del Levante sono percorse da bande di briganti che rendono i pellegrinaggi estremamente pericolosi. Un cavaliere francese di nome Hugues de Payns, accompagnato da altri otto cavalieri, si presenta al re Baldovino II di Gerusalemme con una proposta insolita: vuole fondare un’associazione di cavalieri che vivano come monaci ma combattano come guerrieri, dedicati alla protezione dei pellegrini sulle strade della Terra Santa.
Baldovino acconsente e assegna al nuovo gruppo una sede straordinaria: una parte del palazzo reale sul Monte del Tempio, costruito sulle rovine del Tempio di Salomone. Da questa collocazione il gruppo prende il nome: Pauperes commilitones Christi Templique Salomonici, i Poveri Commilitoni di Cristo e del Tempio di Salomone. Templari, per abbreviare. Il concilio di Troyes del 1129 dà all’ordine il riconoscimento ufficiale della Chiesa, e Bernardo di Chiaravalle — il teologo più influente del suo tempo — ne scrive la regola e ne promuove l’ideale con uno scritto che resta uno dei testi più stranamente affascinanti del XII secolo: De laude novae militiae, In lode della nuova cavalleria, nella quale il paradosso del monaco-guerriero viene risolto con una brillantezza argomentativa che lascia qualche disagio anche al lettore più benevolo.
Il successo dell’ordine fu rapido e sbalorditivo. Nel giro di pochi decenni i Templari avevano ricevuto donazioni di terre, castelli e rendite in tutta l’Europa cristiana, dalla Scozia alla Sicilia, dalla Portogallo all’Ungheria. Godevano di privilegi straordinari: dipendevano direttamente dal Papa e non dai vescovi locali, erano esenti dalle tasse e dal servizio militare ai re, potevano costruire le proprie chiese e seppellire i propri morti nei propri cimiteri. Questi privilegi li rendevano contemporaneamente potentissimi e odiati: le loro chiese a pianta circolare, ispirate alla rotonda del Santo Sepolcro di Gerusalemme, diventarono il segno visibile di una presenza che non rendeva conto a nessuna autorità locale.
Ma l’aspetto più rivoluzionario dell’Ordine del Tempio non fu militare: fu finanziario. I Templari inventarono, o comunque perfezionarono su scala europea, una forma primitiva di banca e di lettere di credito. Un pellegrino che partiva per la Terra Santa depositava i propri beni nella precettoria templare più vicina e riceveva in cambio una lettera in codice che poteva riscuotere all’arrivo a Gerusalemme. Non portava con sé oro e argento, che avrebbero attirato i briganti: portava un pezzo di pergamena. Era la nascita della moneta moderna. I Templari diventarono i banchieri dell’Europa medievale, prestando denaro ai re e ai signori, gestendo i tesori reali, finanziando crociate e guerre. Quando Filippo IV di Francia li avrebbe attaccati nel 1307, il debito che aveva contratto con loro era probabilmente uno dei motivi principali della sua ostilità.
L’apogeo militare dell’ordine coincide con il pieno XII secolo e con i decenni successivi alla Terza Crociata. I Templari erano presenti in ogni grande scontro del Levante, dalla disastrosa battaglia di Hattin nel 1187, nella quale Saladino distrusse l’esercito del regno crociato e riconquistò Gerusalemme, all’eroica difesa di San Giovanni d’Acri nel 1291. Acri, l’ultima grande città crociata in Terrasanta, cadde il 28 maggio 1291 dopo un assedio brutale. L’ultimo grande maestro dei Templari a morire in Terra Santa fu Guillaume de Beaujeu, ucciso durante la difesa della città. I superstiti si ritirarono a Cipro, e poi nei decenni successivi in tutta Europa. L’ordine aveva perso la sua ragione d’essere militare, ma aveva ancora immensi possedimenti, immense ricchezze, e un gran maestro potente: Jacques de Molay.
La mattina del venerdì 13 ottobre 1307 — ed è da questo evento che il venerdì 13 porta la sua fama sinistra — agenti del re di Francia Filippo IV il Bello arrestarono simultaneamente, in tutto il regno, centinaia di Templari. Le accuse erano straordinarie: adorazione di un idolo chiamato Baphomet, rinnegamento di Cristo durante i riti di iniziazione, atti osceni durante le cerimonie, sodomia, pratiche diaboliche. Filippo aveva convinto — o costretto — Papa Clemente V, che risiedeva ad Avignone sotto la pressione francese, a dare copertura ecclesiastica all’operazione. Gli interrogatori, condotti dall’Inquisizione con la tortura, producevano confessioni che venivano poi ritrattate non appena la pressione fisica cessava. Davanti al rogo, molti dei cavalieri più anziani ritrattarono la ritrattazione e confessarono nuovamente pur di evitare le fiamme.
Il processo si trascinò per anni. Il Concilio di Vienne del 1312 sciolse l’ordine, non per condanna di eresia ma con una formula ambigua che ne decretava la soppressione per il bene della Chiesa senza pronunciarsi sulla colpevolezza. I beni dei Templari furono trasferiti all’Ordine degli Ospitalieri, anche se Filippo riuscì a mettere le mani su gran parte delle ricchezze francesi dell’ordine prima del trasferimento. Il 18 marzo 1314, su un’isoletta della Senna davanti alla cattedrale di Notre-Dame, Jacques de Molay, l’ultimo Gran Maestro dei Templari, fu bruciato vivo insieme al precettore di Normandia Geoffroy de Charnay. Secondo la tradizione, dall’alto del rogo de Molay maledisse Filippo IV e Papa Clemente, prevedendo che entrambi sarebbero morti entro l’anno. Clemente morì il 20 aprile 1314, Filippo il 29 novembre dello stesso anno.
La storiografia moderna ha sostanzialmente riabilitato i Templari dalle accuse più gravi. Il Memorandum di Chinon, un documento vaticano riscoperto nell’Archivio Segreto nel 2001 e pubblicato nel 2007, dimostra che Papa Clemente aveva privatamente assolto i Templari prima di cedere alle pressioni di Filippo e di sciogliere l’ordine pubblicamente. Le confessioni erano state estorte con la tortura. Le pratiche accusate — il Baphomet, il rinnegamento del Cristo, gli osceni baci rituali — erano quasi certamente invenzioni degli inquirenti o al più pratiche mal comprese e decontestualizzate. Filippo IV voleva il denaro dei Templari, e trovò il modo per prenderlo.
Eppure la distruzione dei Templari lasciò nella cultura europea un vuoto che la leggenda si affrettò a riempire. Un ordine ricco, potente, misterioso, con riti segreti e connessioni con l’Oriente, improvvisamente distrutto con accuse di eresia: era il materiale perfetto per ogni tipo di speculazione. Nei secoli successivi, i Templari sopravvissuti si sarebbero rifugiati in Scozia, in Portogallo, in Svizzera, creando organizzazioni segrete che avrebbero poi dato origine alla Massoneria, ai Rosacrociani, al sistema bancario moderno, alla Rivoluzione Francese. Nessuna di queste connessioni è storicamente provata, ma nessuna è stata abbastanza efficacemente smentita da impedire che continuasse a circolare.
Il simbolismo templare: la croce patente, il sigillo e le chiese rotonde
Prima di affrontare il mistero di Baphomet, vale la pena esaminare il sistema simbolico documentato e autentico dell’Ordine del Tempio, quello che ci è attestato da fonti storiche sicure e che da solo è abbastanza ricco da richiedere attenzione.
L’emblema principale dell’ordine era la croce patente, una croce greca con i bracci che si allargano verso le estremità, rossa su campo bianco. Il rosso e il bianco erano i colori dell’ordine, il bianco simbolo della purità dei cavalieri e il rosso del sangue che erano pronti a versare. Il sigillo dei Gran Maestri, uno dei simboli più famosi del Medioevo, mostrava due cavalieri su un solo cavallo: un’immagine che la tradizione ha interpretato come la povertà iniziale dell’ordine, quando i cavalieri erano così poveri da non potersi permettere ciascuno il proprio destriero. Ma i contemporanei e gli esoteristi successivi vi leggevano anche altro: la dualità del cavaliere-monaco, il corpo e lo spirito uniti in un solo essere, la natura doppia di un’istituzione che era allo stesso tempo guerra e preghiera.
Le chiese templari a pianta circolare, ispirate al Santo Sepolcro di Gerusalemme, erano — come abbiamo già visto nel capitolo sull’architettura — una scelta profondamente simbolica. Il cerchio è la forma della perfezione, dell’eterno, del divino: costruire una chiesa rotonda significava inscrivere il luogo del culto nella forma stessa del cosmo. Le chiese templari sopravvissute — il Temple Church di Londra, la Rotonda di Tomar in Portogallo, alcune cappelle in Francia e in Spagna — conservano ancora oggi qualcosa di insolito e di potente nel loro spazio, una qualità geometrica che le distingue dall’architettura religiosa ordinaria.
I Templari portavano su di sé il cordone di castità, una cintura di lana benedetta che cingevano i loro lombi come segno del voto. Questo oggetto diventò, nelle accuse processuali del 1307, uno degli elementi più carichi di implicazioni: si disse che fosse stato strofinato sulla faccia dell’idolo Baphomet per ricevere la sua potenza magica. La trasformazione di un simbolo di purità in oggetto di magia diabolica è emblematica del modo in cui il processo dei Templari funzionò: ogni elemento del loro mondo simbolico veniva riletto attraverso la lente dell’accusa e trasformato in prova di quel che si voleva dimostrare.
Il rapporto dei Templari con il Tempio di Salomone andava ben oltre il semplice fatto di aver avuto la loro prima sede sul Monte del Tempio. Nella tradizione esoterica che si sviluppò dopo la loro soppressione, e in particolare nella Massoneria del XVIII secolo che fece del Tempio di Salomone il suo mito fondativo, i Templari erano stati i custodi dei segreti del Tempio originario, di quelle conoscenze architettoniche, matematiche e teologiche che i costruttori di Salomone avevano incorporato nell’edificio più sacro dell’umanità. Si diceva che durante i decenni trascorsi sul Monte del Tempio avessero scavato sotto le fondamenta e trovato documenti, oggetti, forse l’Arca dell’Alleanza stessa. Non esiste alcuna prova di questi scavi, ma non esiste nemmeno una confutazione definitiva, e il vuoto di documentazione è diventato, come sempre, il terreno fertile della leggenda.
Baphomet: Verità o Leggenda
Il nome Baphomet appare per la prima volta nei documenti del processo ai Templari del 1307-1314. Decine di cavalieri, sotto tortura, confessarono di adorare durante i riti segreti dell’ordine un idolo chiamato Baphomet: una testa, secondo alcune deposizioni, o una figura intera, secondo altre; con il volto di un uomo barbuto o di una creatura mostruosa o di un gatto; d’oro o d’argento o di legno; con due facce o con tre. Le descrizioni si contraddicono così radicalmente che è difficile pensare che stiano descrivendo lo stesso oggetto, e questa incoerenza è essa stessa una prova che le confessioni erano indotte dagli inquirenti piuttosto che basate su esperienze reali.
L’etimologia della parola Baphomet è stata oggetto di discussione per secoli. La spiegazione più diffusa nella tradizione popolare è che sia una corruzione di Maometto: i Templari, a lungo contatto con il mondo islamico, avrebbero finito per adorare il profeta musulmano. Ma questa spiegazione non regge all’esame filologico: Maometto non è un idolo e non è raffigurato nell’Islam, e nessun musulmano venererebbe una sua immagine. Il filologo Hugh Schonfield ha proposto che Baphomet sia un codice cifrato attraverso il sistema atbash, il cifrario ebraico che sostituisce la prima lettera dell’alfabeto con l’ultima e così via: applicato alla parola Baphomet in caratteri ebraici si otterrebbe la parola Sophia, la Sapienza. In questo caso Baphomet sarebbe il nome in codice di una divinità femminile della Sapienza, eredità gnostica o platonizzante.
Il vero Baphomet come lo conosciamo oggi — la figura androgina con testa di capra, ali di pipistrello, seni femminili, fallo erecto sostituito da un caduceo, una mano alzata e una abbassata, la luna crescente alle spalle e la stella a cinque punte sulla fronte — non ha niente a che fare con il Medioevo. È un’invenzione del XIX secolo, opera del mago e occultista francèse Éliphas Lévi, al secolo Alphonse Louis Constant, che la pubblica nel suo Dogme et Rituel de la Haute Magie nel 1854 sotto il nome di Baphomet del Mendes. Lévi era un ex seminarista cattolico diventato il più influente teorico dell’occultismo francese dell’Ottocento, e la sua figura di Baphomet non era un idolo medievale riscoperto ma una costruzione simbolica deliberata e sofisticata, progettata per rappresentare l’unione degli opposti nel pensiero esoterico.
La figura di Lévi è una summa dell’esoterismo ottocentesco in immagine. Le braccia, delle quali una è alzata con il gesto “solve” e l’altra abbassata con il gesto “coagula”, riprendono il principio alchemico fondamentale: dissolvi e coagula, separa e riunisci, scomponi la materia nelle sue componenti e poi ricombinale in una forma più pura. La duplice natura sessuale — seni femminili, attributo virile — rappresenta l’Androgino primordiale, l’essere completo prima della divisione dei sessi che le tradizioni gnostiche e platoniche ponevano come lo stato originario dell’umanità. Le ali di pipistrello rimandano alla tradizione lunare e notturna, al polo oscuro della realtà che non puð essere ignorato senza produrre squilibrio. La testa di capra, con le sue corna che formano il simbolo alchemico del mercurio, richiama il capro dei sacrifici ebraici e la figura del Pan greco: la natura selvaggia, istintuale, che precede e sottende quella razionale.
Lévi scrisse esplicitamente che il Baphomet non era un demonio né un idolo da adorare: era un simbolo filosofico, una raffigurazione visiva del principio dell’equilibrio tra gli opposti che lui considerava il fondamento di tutta la magia autentica. Nell’introduzione alla figura scrisse: Questo Baphomet non è Satana, è la figura del dio Pan di Mendes, simbolo dell’Universo in tutte le sue forze. La confusione tra il Baphomet di Lévi e Satana fu opera principalmente dei suoi avversari cattolici, che usarono la figura nella polemica antimassonicaantisatanica del secondo Ottocento.
La storia successiva del Baphomet è la storia di un simbolo che sfugge al controllo del suo creatore e acquista una vita propria. Aleister Crowley, il mago inglese del primo Novecento che si battezzò La Grande Bestia 666 per amore della provocazione, adottò Baphomet come suo nome di iniziato nell’Ordo Templi Orientis, contribuendo alla definitiva identificazione del simbolo con la magia nera nella percezione popolare. Le Church of Satan fondata da Anton LaVey nel 1966 a San Francisco adottò la testa di capra nel pentagramma rovesciato come suo simbolo ufficiale. La televisione, il cinema horror e la musica heavy metal hanno poi trasformato quella che era una figura filosofica dell’occultismo ottocentesco in un cliché del satanismo pop.
Il vero idolo medievale che i Templari avrebbero adorato — se mai esisteva qualcosa che meritasse questo nome — era probabilmente molto più prosaico. Negli ultimi decenni gli archeologi hanno rinvenuto nelle precettorie templari alcune figurine e teste votive di tipo diverso: ex voto, oggetti liturgici, immagini della Vergine o dei santi. Una testa di reliquiario, contenente le reliquie di un santo o di una santa, potrebbe facilmente essere stata descritta da un cavaliere intimidito come un “idolo barbuto”. La testa aveva un significato simbolico preciso nel mondo medievale: le reliquie craniche erano le più preziose, e le teste d’oro o d’argento che le custodivano erano tra gli oggetti più sacri di un’istituzione religiosa.
Nel 2001 è stato rinvenuto in una ex precettoria templare in Francia un reliquiario a forma di testa femminile, contenente frammenti di tessuto cranico. La testa era d’argento dorato, aveva capelli neri di seta e portava incisa sul fronte una scritta: Caput LVIII M, che potrebbe essere interpretata come “Testa numero 58 M”, probabilmente un numero di catalogo. I Templari possedevano molti reliquiari di questo tipo, e il più prezioso era quello che si credeva contenesse il cranio di Giovanni il Battista, la figura profetica che nella tradizione esoterica assume un significato speciale come il precursore, il battezzatore nel nome del quale l’ordine si riconosceva in modo particolare.
La questione di Baphomet rimane dunque aperta, come è giusto che rimanga aperta una questione che la storia non ha il materiale sufficiente per chiudere. La cosa certa è che il processo ai Templari fu una delle più grandi operazioni di costruzione del nemico della storia medievale: un’istituzione reale, con i suoi pregi e i suoi difetti reali, venne trasformata attraverso la tortura e la propaganda in un’incarnazione di tutto ciò che la cultura cristiana medievale temeva e detestava. Il Baphomet era il nome che gli inquirenti di Filippo IV diedero a questa paura, e la forza di quel nome fu tale che sopravvisse di otto secoli ai cavalieri che si supponeva adorassero.
Ma forse la lezione più importante dei Cavalieri Templari per lo studioso del simbolismo esoterico non è né la loro storia né il loro mistero: è la capacità che dimostrano di diventare un contenitore simbolico nel quale ogni epoca versa i propri desideri e le proprie paure. I Templari sono stati, nel corso dei secoli, i costruttori delle cattedrali gotiche, i custodi del Graal, i fondatori della Massoneria, i guardiani dei segreti dei Rosacrociani, i protettori dei Catari, i depositari della conoscenza degli Esseni, i tramiti attraverso cui la sapienza islamica e cabbalistica giunse all’Occidente cristiano. Sono stati anche i precursori del capitalismo finanziario, i modelli della cavalleria romantica, le vittime della prima grande persecuzione politico-religiosa della storia moderna. In ogni epoca hanno assunto la forma che quell’epoca aveva bisogno di proiettare su di loro.
Questo non significa che i Templari fossero vuoti di contenuto reale: significa che erano abbastanza ricchi di storia, di mistero e di tragedia da attrarre su di sé ogni successiva elaborazione simbolica. Erano, in altre parole, un simbolo nel senso più profondo del termine: un punto di convergenza per significati che li superavano, un ponte tra la storia e il mito, tra il fatto documentato e la proiezione del desiderio. E come tutti i simboli autentici, non si lasciano ridurre a nessuna delle interpretazioni che li catturano parzialmente senza mai esaurirli.
Quando nel 1314 le fiamme si alzarono dall’isoletta della Senna e Jacques de Molay maledisse i suoi persecutori, qualcosa di più di un uomo morì su quel rogo. Morì anche la possibilità di sapere con certezza cosa i Templari fossero stati davvero. E quella morte, quella definitiva inaccessibilità della verità, è forse la principale ragione per cui il loro nome continua a circolare, a sedurre, a interrogare. I simboli più potenti sono sempre quelli che portano in sé una ferita, un’assenza, qualcosa che non sarà mai del tutto risolto. I Templari ne portano parecchie.
/image%2F4717381%2F20260110%2Fob_adcab7_tradu.jpg)
/image%2F4717381%2F20260206%2Fob_4a5101_rg30.png)
/image%2F4717381%2F20260206%2Fob_8d2b35_rg40.png)