Fredegonda, la regina sotto accusa. Potere, delitti e propaganda nella sanguinosa corte dei Merovingi
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Un regno costruito sulle rovine di Roma
Nell'estate del 561 morì a Braine, non lontano da Soissons, l'ultimo re che avesse tenuto insieme, sotto un solo scettro, l'intera eredità di Clodoveo. Alla morte di Clotario I il regno franco si spezzò ancora una volta, secondo una consuetudine che ai contemporanei non appariva né disordine né debolezza, ma la forma naturale della successione: quattro fratelli, quattro porzioni di terra, tesoro e sudditi. Caribert ricevette Parigi, Gontrano la Borgogna, Sigeberto l'Austrasia, Chilperico la Neustria. Fu in questa cornice — non un continente ancora privo di nome, ma un insieme di regni concreti, con capitali, amministrazioni fiscali ereditate da Roma e tribunali che applicavano leggi scritte — che Fredegonda entrò nella storia.
Definire i Merovingi come sovrani instabili di un'epoca primitiva significa fraintendere il sistema che governarono per due secoli. Discendenti di Meroveo, capo guerriero semileggendario del V secolo, i re franchi conservarono a lungo i tratti di una regalità sacrale: capelli lunghi mai tagliati, segno distintivo di stirpe regia; comitati di guerrieri legati da fedeltà personale; un tesoro mobile che accompagnava la corte nei suoi spostamenti fra le ville regie della Gallia settentrionale. Ma governavano anche attraverso istituzioni di eredità tardoromana — conti, vescovi, un fisco che riscuoteva tributi in un territorio ancora punteggiato di città, fori, terme e basiliche riconvertite al culto cristiano.
La divisione del regno fra gli eredi maschi non era un capriccio: rifletteva l'idea che la sovranità appartenesse alla famiglia regnante nel suo complesso, non a un singolo individuo o a un territorio indivisibile. Ogni figlio maschio poteva rivendicare una parte. Questo principio produsse, generazione dopo generazione, guerre fra fratelli, alleanze mutevoli e la necessità costante, per ogni sovrano, di consolidare il proprio potere attraverso il matrimonio, il sostegno dell'aristocrazia locale e i legami con i vescovi, che controllavano patrimoni fondiari enormi e un'autorità morale che nessun re poteva permettersi di ignorare.
Neustria, Austrasia, Borgogna non erano nazioni: erano aggregati politici centrati su corti itineranti — Soissons e Parigi per la Neustria, Metz per l'Austrasia, Chalon-sur-Saône per la Borgogna — dentro cui aristocrazie locali, spesso di antica origine gallo-romana, negoziavano con la dinastia franca la propria fedeltà in cambio di cariche, terre e protezione. In questo mondo di parentele instabili e confini mobili, una donna capace di leggere i rapporti di forza poteva salire molto in alto. Fredegonda lo avrebbe dimostrato, e ne avrebbe pagato il prezzo nella memoria dei secoli successivi.
Le origini oscure di Fredegonda
Le fonti superstiti non dicono quasi nulla dell'infanzia di Fredegonda. Gregorio di Tours, che la conobbe personalmente e ne scrisse mentre era ancora viva, non riferisce né il luogo né l'anno di nascita, e tace sulla sua famiglia d'origine. La tradizione successiva, elaborata in testi più tardi, la descrive di condizione modesta, forse una donna del seguito di palazzo entrata al servizio della prima moglie di Chilperico I, Audovera. Non esistono elementi per verificare questa origine, né per escluderla: è compatibile con un sistema di corte in cui donne di rango inferiore potevano vivere accanto alla famiglia regnante come ancelle, ma resta un'informazione che le fonti coeve non permettono di confermare.
Quel che i testi lasciano intravedere è un percorso di ascesa interno alla corte neustriana. Fredegonda compare per la prima volta come figura influente accanto a Chilperico mentre questi era ancora sposato con Audovera, dalla quale aveva avuto diversi figli, fra cui Meroveo e Clodoveo. Gregorio racconta un episodio spesso ripreso dalla tradizione posteriore — la manovra con cui Fredegonda avrebbe indotto Audovera a tenere a battesimo la propria figlia, rendendola così, secondo l'uso religioso del tempo, comare del marito e dunque non più legittimamente sua moglie. Anche in questo caso la ricostruzione appartiene a un racconto scritto a distanza di anni, con un evidente intento di spiegare, a posteriori, la caduta di una regina e l'ascesa dell'altra: un aneddoto istruttivo sul funzionamento della memoria cronachistica più che un fatto verificabile in ogni suo dettaglio.
Ciò che è storicamente più solido è il risultato. Attorno al 568 Audovera fu ripudiata e allontanata dalla corte, e Fredegonda ne prese il posto come compagna di Chilperico, in un periodo in cui i confini fra concubinato, unione informale e matrimonio legittimo restavano fluidi nella prassi merovingia, per quanto la Chiesa spingesse verso una definizione più rigida del vincolo coniugale cristiano. Non sappiamo se Fredegonda avesse pianificato questa transizione con la lucidità che le fonti ostili le attribuiscono, né quali sentimenti l'avessero mossa: sappiamo che, da quel momento, la sua sorte fu inseparabile da quella del trono neustriano.
Chilperico, Galsvinta e il matrimonio che incendiò i regni franchi
Intorno al 567 Chilperico I, forse per rafforzare il proprio prestigio di fronte ai fratelli, chiese in moglie Galsvinta, principessa visigota, figlia del re di Toledo Atanagildo e sorella maggiore di Brunechilde, già sposa di Sigeberto d'Austrasia. Il matrimonio comportava una dote considerevole — città, tesori, terre assegnate come *morgengabe* — e sanciva un'alleanza diplomatica fra la corte neustriana e il regno visigoto di Spagna. Secondo Gregorio di Tours, Chilperico promise a Galsvinta di ripudiare le concubine precedenti, Fredegonda inclusa, in suo favore.
Il matrimonio durò poco. Nel giro di breve tempo Chilperico tornò a Fredegonda, e Galsvinta fu trovata strangolata nel proprio letto. Qui è necessario procedere con la massima cautela filologica: Gregorio di Tours, unica fonte narrativa vicina agli eventi, attribuisce l'ordine dell'assassinio a Chilperico stesso, spinto — dice — dal desiderio di riprendere Fredegonda; non afferma in modo esplicito e diretto che sia stata Fredegonda a ordire la trama, sebbene la tradizione successiva, a partire dalle fonti tardomedievali, le abbia attribuito la piena regia dell'omicidio. Non possediamo prove indipendenti che permettano di stabilire con certezza chi abbia impartito l'ordine, né se Fredegonda vi abbia preso parte attiva o abbia semplicemente beneficiato, come compagna già di fatto ristabilita accanto al re, di un evento deciso da altri.
Ciò che è documentabile con maggiore sicurezza sono le conseguenze. La morte di Galsvinta trasformò una questione di corte in una crisi internazionale: Brunechilde reclamò vendetta per la sorella e la restituzione della dote, e Sigeberto d'Austrasia mosse guerra contro il fratello Chilperico. Da quell'episodio, databile al 567-568, si dipartì una faida dinastica che avrebbe attraversato quattro decenni e due generazioni di sovrani, intrecciando lutto familiare, rivendicazioni patrimoniali e lotta per l'egemonia sui regni franchi. La morte di una principessa straniera, più che un delitto isolato, funzionò da detonatore di un conflitto le cui radici — territoriali, dinastiche, patrimoniali — erano già pronte a esplodere.
Fredegonda e Brunechilde: due regine, due progetti di potere
La storiografia romantica ha spesso ridotto lo scontro fra Fredegonda e Brunechilde a un duello di gelosie femminili, quasi un dramma privato traslato sulla scena pubblica. I fatti raccontano altro. Dietro le due donne si schierarono due corti rivali, due aristocrazie territoriali con interessi propri, due reti di vescovi e conti che avevano tutto da guadagnare o da perdere a seconda dell'esito dello scontro. Brunechilde, principessa visigota educata secondo modelli di regalità cristiana, seppe costruirsi un ruolo di reggente e consigliera per il figlio Childeberto II e poi per i nipoti; Fredegonda, priva di legittimità dinastica di nascita, dovette costruire la propria autorità quasi esclusivamente sul controllo diretto della corte neustriana e sulla difesa a oltranza della discendenza che aveva generato.
- Origine incerta, priva di lignaggio regio accertato
- Autorità costruita sulla vicinanza al re e sul controllo della corte
- Perse diversi figli in tenera età; la sopravvivenza di Clotario II fu l'asse della sua intera azione politica
- Rapporto conflittuale con parte dell'episcopato neustriano, in particolare con Pretestato di Rouen
- Principessa visigota, nascita dinasticamente legittima
- Autorità costruita come reggente e poi come consigliera di figli e nipoti
- Sopravvisse al marito Sigeberto e governò per decenni attraverso più generazioni
- Alleata di lunga durata con settori dell'aristocrazia e dell'episcopato austrasiano e borgognone
Questa disparità di partenza spiega, almeno in parte, la disparità del giudizio storico. Brunechilde, più vicina per formazione e linguaggio ai modelli di regalità cristiana che Gregorio di Tours e i cronisti successivi consideravano legittimi, ha ricevuto nei secoli un trattamento storiografico più sfumato, sebbene anch'essa venga descritta, in fonti successive come la Cronaca di Fredegario, come artefice di intrighi e vendette. Fredegonda, priva di quella legittimazione di origine, si trovò più esposta a essere rappresentata come usurpatrice per natura, tanto nel talamo regio quanto nel governo. Non si trattò mai, in ogni caso, di un conflitto fra una regina "civile" e una "barbara": entrambe agirono con gli strumenti disponibili a qualunque sovrano del loro tempo — alleanze, matrimoni politici, ostaggi, ambasciate, e quando necessario la violenza.
La morte di Sigeberto e la stagione degli attentati
Nel 575 la guerra fra i fratelli aveva volto decisamente a favore di Sigeberto d'Austrasia: Chilperico era assediato a Tournai, e parte dell'aristocrazia neustriana, in cerca di un signore più solido, aveva già acclamato Sigeberto come nuovo re di Neustria a Vitry. Fu in quel momento, secondo il racconto di Gregorio di Tours, che Sigeberto venne colpito da due giovani armati di coltelli avvelenati — i cosiddetti *scramasax* — inviati, scrive Gregorio, da Fredegonda. Il re morì sul colpo. È uno dei pochi episodi in cui la fonte principale attribuisce alla regina neustriana, in modo relativamente diretto, la regia di un omicidio politico; resta comunque un racconto scritto da un autore che, come vedremo, non era osservatore neutrale delle vicende neustriane.
L'assassinio di Sigeberto salvò di fatto il trono di Chilperico e, con esso, la posizione di Fredegonda: senza quell'evento, la sconfitta neustriana sembrava imminente. Fu anche l'inizio di una catena di violenze che le fonti, in modo più o meno diretto, associano alla regina.
- Meroveo, figlio di Chilperico e Audovera, si ribellò al padre e trovò rifugio presso Brunechilde a Rouen, sposandola in violazione delle norme canoniche sui gradi di parentela. Costretto alla tonsura, fu infine ucciso — secondo Gregorio, su sua stessa richiesta a un servo, per sfuggire alla cattura — attorno al 577-578. Gregorio non attribuisce a Fredegonda l'ordine diretto dell'uccisione, ma la descrive come artefice della persecuzione politica che vi condusse.
- Clodoveo, altro figlio di Chilperico e Audovera, fu accusato di aver praticato o commissionato sortilegi contro i figli di Fredegonda; imprigionato, morì poco dopo in circostanze non chiarite dalle fonti, che lasciano intendere un coinvolgimento della regina senza attestarlo con certezza documentaria.
- Pretestato, vescovo di Rouen, celebrò il matrimonio irregolare fra Meroveo e Brunechilde e fu per questo processato nel concilio di Parigi del 577, quindi esiliato. Rientrato in sede anni dopo, fu assassinato nella propria cattedrale nel 586. Gregorio di Tours, che riporta un colloquio diretto con il vescovo morente, attribuisce esplicitamente l'istigazione del delitto a Fredegonda: è uno dei passaggi più duri del testo, ma resta la testimonianza di un autore in aperto conflitto con la corte neustriana su questioni ecclesiastiche.
Il quadro che ne emerge non va letto come un catalogo di efferatezze fine a se stesso, ma come una finestra sul funzionamento reale del potere merovingio: un sistema in cui la successione non era garantita da regole rigide, in cui i pretendenti al trono erano molteplici e in cui l'eliminazione fisica di un rivale, per quanto riprovevole agli occhi della morale cristiana che gli stessi cronisti professavano, rientrava nel repertorio concreto della lotta politica, praticato da uomini e donne, da re e da regine, in tutte le corti franche del periodo.
Fredegonda madre
Nel 580 un'epidemia — probabilmente di dissenteria, secondo la descrizione di Gregorio di Tours — colpì la Gallia settentrionale e si portò via, nel giro di pochi giorni, due dei figli ancora bambini di Fredegonda e Chilperico, Clodoberto e Dagoberto. Gregorio racconta che la regina, di fronte al lutto, avrebbe attribuito la sciagura a un castigo divino per il peso fiscale imposto ai sudditi, e avrebbe fatto bruciare i registri delle nuove imposte: un episodio che, se autentico nella sua sostanza, rivela quanto la maternità regale fosse indissolubile dalla dimensione pubblica del governo, e quanto un lutto privato potesse tradursi immediatamente in atto politico.
La mortalità infantile, altissima in ogni strato della società altomedievale, colpiva le famiglie regnanti con una violenza particolare, perché ogni figlio morto era anche un erede perduto e un tassello di legittimità che veniva meno. Fredegonda perse, nel corso della propria vita, diversi figli in tenera età; l'unico maschio a sopravviverle fu Clotario, nato nel 584, poco prima della morte del padre. La difesa di quel bambino, che sarebbe diventato Clotario II, non fu soltanto affetto materno nel senso che oggi attribuiremmo al termine: fu, in senso pieno, difesa della continuità dinastica neustriana e dell'intera rete di fedeltà — aristocratica, militare, ecclesiastica — che si era raccolta attorno alla corte di Chilperico. La sopravvivenza della madre e quella del figlio erano, in quel momento, un'unica questione politica.
L'assassinio di Chilperico
Nel settembre del 584 Chilperico I fu ucciso con due colpi di coltello mentre rientrava da una battuta di caccia presso la villa di Chelles. Gregorio di Tours, che riferisce l'episodio a distanza ravvicinata, non identifica con certezza il mandante: registra l'ipotesi che si trattasse di un nemico privato del re, elenca sospetti diversi, e non attribuisce l'ordine a Fredegonda in modo esplicito, per quanto la tradizione successiva — a partire da rielaborazioni medievali più tarde, non da Gregorio — abbia costruito narrazioni più circostanziate, fino a leggende di amanti e complotti di corte prive di riscontro nelle fonti coeve. La responsabilità dell'omicidio di Chilperico resta, allo stato delle conoscenze, non accertabile.
Quel che è certo è la vulnerabilità immediata in cui Fredegonda si trovò. Il marito era morto, l'erede designato aveva pochi mesi di vita, gli avversari interni alla corte neustriana attendevano l'occasione per ridistribuire cariche e fedeltà, e i regni vicini — l'Austrasia di Childeberto II, la Borgogna di Gontrano — erano pronti a intervenire, per protezione o per conquista, in un regno di fatto privo di un sovrano adulto. Fredegonda si rifugiò a Parigi sotto la protezione del vescovo Ragnemodo, in una posizione che, per una donna priva di investitura regale propria, priva di un esercito personale e circondata da aristocratici dalla fedeltà tutt'altro che scontata, avrebbe potuto concludersi con l'eliminazione fisica sua e del figlio.
La reggente e la stratega
Fredegonda ottenne ciò che, nella primavera del 584, appariva tutt'altro che scontato: il riconoscimento di Clotario, ancora neonato, come re di Neustria, e la protezione dello zio Gontrano, re di Borgogna, che accettò di fare da garante del bambino contro le pretese austrasiane. Fu un'operazione politica di grande abilità, costruita su più fronti contemporaneamente: la ricerca di un protettore esterno capace di bilanciare Childeberto II; il consolidamento del sostegno di parte dell'aristocrazia neustriana, che aveva interesse a preservare un centro di potere autonomo piuttosto che vedere il regno assorbito dai vicini; l'appoggio di settori dell'episcopato, ottenuto attraverso doni, concessioni patrimoniali e, quando necessario, pressione diretta.
Una donna priva di un'autonoma investitura regale riuscì a esercitare un'autorità concreta in nome del figlio, sopravvivendo a una crisi che avrebbe potuto cancellare la sua intera linea dinastica.
Negli anni della reggenza, Fredegonda mantenne il controllo del tesoro regio — strumento essenziale per comprare fedeltà, finanziare eserciti e sostenere le proprie ambascerie — e continuò lo scontro, ereditato dal marito, contro Brunechilde e l'Austrasia. Alcune fonti successive a Gregorio, in particolare la Cronaca di Fredegario e i testi ad essa collegati, la descrivono attiva nella direzione di campagne militari, presente presso gli eserciti neustriani schierati contro le forze austrasiane e borgognone. Va detto con chiarezza che questi racconti, più tardi rispetto agli eventi, tendono a costruire un'immagine drammatica ed epica della regina guerriera, e vanno maneggiati distinguendo il nucleo storico — un coinvolgimento reale nella direzione strategica del conflitto — dalle elaborazioni narrative successive, che nei secoli arricchirono la scena fino a raffigurazioni leggendarie, poi riprese dall'iconografia moderna, della regina che accompagna in battaglia il figlio ancora bambino.
Il dato politico di fondo, comunque lo si voglia valutare moralmente, resta solido: in un sistema che non prevedeva alcuna forma di regalità femminile autonoma, una donna priva di lignaggio regio accertato riuscì a garantire, per oltre un decennio, la sopravvivenza politica di un regno e di un erede che partivano da una posizione di estrema debolezza.
Gregorio di Tours: testimone, giudice e avversario
Quasi tutto ciò che sappiamo di Fredegonda passa attraverso la penna di un solo autore: Gregorio, vescovo di Tours dal 573 al 594, aristocratico gallo-romano di famiglia senatoria, autore dei Dieci libri di storie, opera nota comunemente come Historia Francorum. Gregorio non fu un cronista distaccato: fu protagonista egli stesso della politica del suo tempo, ebbe rapporti diretti e talvolta tesi con Chilperico I, che lo accusò pubblicamente di aver diffuso voci sul conto della regina, e subì un processo, da cui uscì assolto, dinanzi a un sinodo convocato proprio per volontà del re neustriano.
La sua opera è governata da una concezione della storia profondamente cristiana, in cui la sorte dei potenti riflette il giudizio divino sui loro peccati: i sovrani violenti, sacrileghi o ostili alla Chiesa vengono narrati come destinati a punizioni terrene, in una struttura morale che condiziona la selezione degli episodi e il linguaggio usato per descriverli. Questo non significa che Gregorio inventi i fatti che racconta — resta una fonte contemporanea di valore eccezionale, spesso confermata da altri documenti quando disponibili — ma significa che la sua narrazione va letta criticamente, distinguendo l'informazione fattuale dal giudizio morale che la incornicia. Chilperico, definito da Gregorio con un'espressione rimasta celebre come una sorta di "Nerone e Erode" del proprio tempo, riceve un trattamento sistematicamente ostile; Fredegonda, come sua compagna e madre del suo erede, ne eredita in larga parte il segno.
Ad affiancare Gregorio, per gli anni successivi alla sua morte nel 594, interviene la Cronaca di Fredegario, compilazione del VII secolo che riprende e prosegue la narrazione con un taglio diverso, più favorevole alla causa neustriana, e con un gusto più marcato per l'aneddoto drammatico. Il poeta di corte Venanzio Fortunato, contemporaneo di entrambe le regine, offre testimonianze indirette preziose sul cerimoniale e sulla cultura di corte, sebbene la sua produzione encomiastica vada trattata con la cautela dovuta a un genere letterario che per statuto elogia il committente. La storiografia moderna — dagli studi di Wallace-Hadrill a quelli più recenti di Ian Wood, Patrick Geary e Janet Nelson sul regno merovingio e sulla regalità femminile — ha permesso di ricollocare queste fonti nel loro contesto di produzione, restituendo a Fredegonda una complessità che le narrazioni più tarde avevano appiattito in caricatura.
La costruzione della regina malvagia
Il passaggio da figura storica controversa ad archetipo del male richiese secoli e diversi strati di sedimentazione culturale. Le cronache medievali posteriori a Gregorio, riprendendo e amplificando gli episodi più cupi della sua narrazione, tesero a semplificare una vicenda politica complessa in una sequenza lineare di delitti, spogliandola del contesto che ne aveva reso comprensibile, se non giustificabile, la logica. Il moralismo cristiano, sempre pronto a leggere nella donna capace di potere diretto una minaccia all'ordine naturale, trovò in Fredegonda un bersaglio ideale: assente ogni legittimità dinastica di nascita, la sua ascesa poteva essere raccontata come il trionfo dell'astuzia femminile sulla virtù, un tema con solide radici bibliche e patristiche.
La sensibilità romantica dell'Ottocento completò l'operazione. Teatro, pittura e incisione del secolo XIX riscoprirono le regine merovinge come soggetti di dramma storico, e Fredegonda vi comparve regolarmente affiancata da pugnali, veleni e sguardi ambigui, in una iconografia costruita per il gusto dell'epoca più che per fedeltà documentaria: le immagini oggi più diffuse della regina, spesso riprodotte anche in contesti divulgativi, risalgono a quei secoli e non hanno alcun valore di ritratto autentico. Il paragone, ricorrente nella pubblicistica moderna, con Lady Macbeth appartiene alla stessa logica: proietta su una figura storica del VI secolo un archetipo letterario elisabettiano nato per tutt'altri scopi drammaturgici, utile come immagine ma fuorviante come strumento di comprensione storica.
Il risultato di questa sedimentazione è un personaggio che nella cultura popolare ha finito per coincidere quasi interamente con la propria leggenda nera, mentre la donna che governò la Neustria per oltre un decennio, tenne insieme un regno frammentato e garantì la sopravvivenza di una dinastia, è rimasta sullo sfondo, visibile solo a chi torni alle fonti originarie con l'attenzione critica che meritano.
Fredegonda davanti al giudizio della storia
Fredegonda operò in un mondo nel quale l'assassinio politico, la vendetta familiare, il tradimento fra parenti e la coercizione erano strumenti reali, praticati regolarmente dai sovrani, dai principi e dai comandanti maschi delle corti franche. Non vi è motivo di escludere che vi abbia fatto ricorso: le fonti, pur da leggere con cautela critica, convergono su alcuni episodi con una coerenza che non può essere liquidata come mera invenzione propagandistica. Ma la sproporzione fra la severità riservata al suo ricordo e quella applicata a Chilperico, a Gontrano, a Childeberto o agli altri re merovingi coinvolti in vicende non meno sanguinose — Sigeberto stesso salito al trono attraverso una guerra fratricida, Brunechilde artefice a sua volta di eliminazioni politiche — resta un dato che la storiografia moderna ha il compito di spiegare, non di ignorare.
Il suo risultato storico più solido, difficilmente contestabile, fu la preservazione del trono per il figlio Clotario e la continuità della dinastia neustriana in un momento in cui entrambe apparivano tutt'altro che scontate. Clotario II, cresciuto sotto la protezione costruita dalla madre, sarebbe diventato decenni più tardi il sovrano che riunificò sotto un solo scettro i regni franchi, ponendo fine, nel 613, con la sconfitta e l'esecuzione della stessa Brunechilde, alla faida che aveva attraversato due generazioni.
Il mistero di Fredegonda non consiste soltanto nello stabilire quanti delitti abbia ordinato, ma nel comprendere perché la memoria storica abbia trasformato lei, più di molti sovrani altrettanto violenti, nell'incarnazione femminile del male politico.
Cronologia essenziale
Scheda dei principali personaggi
Compagna e poi moglie di Chilperico I, regina di Neustria, reggente per il figlio Clotario II dal 584 al 597.
Re di Neustria, marito di Audovera, poi di Galsvinta, infine compagno di Fredegonda. Ucciso nel 584.
Principessa visigota, moglie di Sigeberto I d'Austrasia, poi reggente e figura dominante della politica austrasiana e borgognona per decenni.
Re d'Austrasia, fratello di Chilperico, marito di Brunechilde. Assassinato nel 575.
Principessa visigota, sorella di Brunechilde, seconda moglie di Chilperico I. Uccisa poco dopo le nozze.
Re di Borgogna, fratello di Chilperico e Sigeberto. Protettore del neonato Clotario II dopo il 584.
Figlio di Chilperico e Fredegonda, re di Neustria dalla nascita (584), riunificatore dei regni franchi nel 613.
Figlio di Chilperico e Audovera, ribelle al padre, sposò irregolarmente Brunechilde. Morto tra il 577 e il 578.
Vescovo di Rouen, celebrò il matrimonio di Meroveo e Brunechilde, processato nel 577, assassinato nel 586.
Vescovo di Tours, principale storico contemporaneo, autore della Historia Francorum.
Sappiamo con ragionevole certezza che Fredegonda fu compagna e poi moglie di Chilperico I, che ne prese il posto di Audovera nella corte neustriana, che sopravvisse al marito e governò come reggente per il figlio Clotario II per oltre un decennio. Sappiamo che le fonti coeve, in particolare Gregorio di Tours, le attribuiscono un coinvolgimento diretto nell'assassinio di Sigeberto I e nell'istigazione all'omicidio del vescovo Pretestato. Non sappiamo con certezza chi abbia ordinato la morte di Galsvinta, né chi abbia armato la mano contro Chilperico. Non conosciamo le sue origini familiari, il suo aspetto, i suoi pensieri o le sue motivazioni intime in nessuno degli episodi che le vengono attribuiti. Ogni ricostruzione che riempia questi vuoti con dettagli precisi va considerata narrazione posteriore, non fatto storico accertato.
Nota sulle fonti. La ricostruzione della vita di Fredegonda dipende in misura schiacciante da un solo autore contemporaneo, Gregorio di Tours, integrato per gli anni successivi dalla Cronaca di Fredegario e, per il periodo più tardo, dalla Liber Historiae Francorum. Nessuna di queste fonti è neutrale: Gregorio scrive da vescovo gallo-romano in rapporti tesi con la corte neustriana, Fredegario compone un secolo dopo con finalità proprie, la Liber Historiae Francorum riflette interessi aristocratici del primo VIII secolo. La storiografia moderna ha imparato a leggere questi testi non come cronaca neutra, ma come fonti da interrogare criticamente, incrociandole quando possibile con documentazione diplomatica, epigrafica e con la poesia di corte di Venanzio Fortunato.
- Gregorio di Tours, Historia Francorum (Decem Libri Historiarum)
- Chronicarum quae dicuntur Fredegarii Scholastici Libri IV (Cronaca di Fredegario)
- Venanzio Fortunato, Carmina
- Liber Historiae Francorum
- J. M. Wallace-Hadrill, The Long-Haired Kings, 1962
- Patrick J. Geary, Before France and Germany: The Creation and Transformation of the Merovingian World, 1988
- Ian Wood, The Merovingian Kingdoms, 450-751, 1994
- Janet L. Nelson, "Queens as Jezebels: Brunhild and Balthild in Merovingian History", in Politics and Ritual in Early Medieval Europe, 1986
- Erin Thomas Dailey, Queens, Consorts, Concubines: Gregory of Tours and Women of the Merovingian Elite, 2015
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