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Publié par Jules Previ

Necronomicon: Origine letteraria, mito occulto e fortuna culturale del libro inesistente più celebre del Novecento
Scripta Manent · Dossier Letterario
Necronomicon

Origine letteraria, mito occulto e fortuna culturale
del libro inesistente più celebre del Novecento

✦ ✦ ✦

A cura di Angelo Marcotti  ·  Scripta Manent

«Quell'orribile volume era lì, in bella vista sullo scaffale. Nessuno avrebbe osato toccarlo. Eppure tutti sapevano che esisteva.»

Archetipo narrativo del libro proibito
Capitolo I

Il fascino dei libri proibiti

Introduzione alla storia di un'assenza

C'è una categoria di oggetti che la cultura occidentale ha sempre trattato con una combinazione singolare di terrore e desiderio: il libro proibito. Non il libro censurato, bruciato, messo all'Indice per ragioni politiche o morali — ma qualcosa di più radicale. Il libro che non dovrebbe esistere, che promette di svelare ciò che l'umanità non è pronta a sapere, che custodisce una conoscenza capace di distruggere chi la possiede. Questo archetipo ha attraversato i secoli con sorprendente coerenza: dai grimori medievali ai codici ermetici rinascimentali, dai manoscritti apocrifi alle biblioteche fantastiche borgesiane. Il Necronomicon si inserisce in questa tradizione con una stranezza che lo distingue da tutti i suoi predecessori: è l'unico testo maledetto la cui intera storia — dalla composizione alle traduzioni, dalle biblioteche che lo custodiscono alle morti che ha provocato — è stata inventata da un solo uomo, in un arco di vent'anni, incastrata tra le righe di racconti dell'orrore pubblicati su riviste a basso costo.

Howard Phillips Lovecraft non ha scritto il Necronomicon. Ha fatto qualcosa di più sottile e più potente: ha scritto intorno al Necronomicon. Lo ha evocato, citato, temuto, parafrasato, situato in biblioteche reali, attribuito a un autore con una biografia dettagliata, dotato di una catena di traduzioni plausibile. Lo ha reso, in breve, più credibile di molti testi che esistono davvero. Il paradosso che questo dossier intende esplorare è esattamente questo: come un libro mai scritto abbia prodotto una storia culturale più ricca di molti libri scritti.

La risposta non è semplice, e non si riduce alla credulità del pubblico. Il Necronomicon funziona perché Lovecraft era un costruttore di mondi narrativi straordinariamente preciso, perché si inserisce in un'esigenza profonda dell'immaginario moderno — quella di credere che esista una conoscenza nascosta, un testo che sveli la vera natura della realtà — e perché il suo successivo ingresso nella cultura pop, nell'occultismo, nel cinema e nei videogiochi ha moltiplicato all'infinito le sue incarnazioni, fino a renderlo un'icona che non ha più bisogno del suo inventore per sopravvivere.

Questo dossier ricostruisce la nascita, l'evoluzione e la ricezione del Necronomicon come fenomeno storico-letterario e culturale. Non come curiosità bizzarra ai margini della letteratura seria — ma come uno dei casi più istruttivi del Novecento su come la finzione possa diventare mito, e il mito possa acquisire la consistenza della realtà.

Capitolo II

H. P. Lovecraft e la nascita del Necronomicon

Contesto biografico, clima culturale, prime apparizioni

Howard Phillips Lovecraft nasce a Providence, Rhode Island, nel 1890, in una famiglia borghese segnata dalla follia — il padre muore in manicomio, la madre vi entra anni dopo — e da un isolamento sociale e intellettuale che plasmerà ogni aspetto della sua scrittura. È un bambino prodige, precocemente divorato da letture enciclopediche, affascinato dalla scienza e dall'astronomia, ma anche attratto dalla tradizione gotica anglosassone di Poe, Machen, Blackwood, Dunsany. Crescerà in una condizione di permanente tensione tra il materialismo scientifico — in cui crede sinceramente — e la fascinazione per l'orrore cosmico, per l'ignoto, per l'abisso che si apre quando la scienza rivela non la rassicurante leggibilità del mondo, ma la sua radicale indifferenza verso l'uomo.

Il clima culturale del primo Novecento è decisivo per capire da dove nasce il Necronomicon. L'archeologia sta portando alla luce civiltà dimenticate: Ur, Ninive, Babilonia emergono dalla sabbia con la loro geometria aliena. L'orientalismo romantico di fine Ottocento ha costruito un Oriente immaginario fatto di misteri, testi segreti, saggezze antiche. La teosofia di Blavatsky ha introdotto il concetto di tradizioni primordiali nascoste nell'Asia centrale. La magia cerimoniale di Aleister Crowley, con il suo apparato rituale e pseudo-filologico, ha reso credibile l'idea che esistessero testi occulti di straordinaria potenza. Lovecraft non crede a nulla di tutto questo — è un ateo e materialista convinto — ma capisce perfettamente il potere immaginativo di queste strutture culturali, e le utilizza come materiale narrativo.

Le prime apparizioni del Necronomicon

Il Necronomicon compare per la prima volta nel racconto The Hound (1922), dove viene citato di passaggio come fonte di un sigillo misterioso. La citazione è fugace, quasi incidentale — ma la macchina è già in moto. Negli anni successivi il libro riappare con crescente regolarità e peso narrativo, fino a diventare un elemento strutturale del cosiddetto Mythos lovecraftiano.

In The Festival (1923) il Necronomicon appare come guida cerimoniale per riti ancestrali. In The Call of Cthulhu (1926), il racconto che consolida il Mythos, è citato come fonte della conoscenza dei Grandi Antichi. In The Dunwich Horror (1929), uno dei testi più elaborati di Lovecraft, il libro acquista un ruolo quasi da coprotagonista: Wilbur Whateley tenta di accedere alla copia della Miskatonic University per completare un rituale. In The Whisperer in Darkness (1930), At the Mountains of Madness (1931) e The Shadow Out of Time (1934–1936), le citazioni si moltiplicano e si arricchiscono di dettagli storico-filologici, rendendo il libro sempre più concreto e situato in una tradizione testuale precisa.

«Il Necronomicon di Abdul Alhazred, il manoscritto arabo, era lì, in greco, nella traduzione di Theodorus Philetas di Costantinopoli.»— H. P. Lovecraft, The Festival, 1923 (trad. it.)

Ogni citazione aggiunge un dettaglio: una data, un traduttore, una biblioteca, una perdita di copie. Lovecraft sta costruendo non un libro, ma la storia di un libro. E la storia è, come ogni bibliografo sa, la prova più convincente dell'esistenza di un testo.

Capitolo III

Abdul Alhazred

L'autore immaginario: biografia fittizia, funzione narrativa, problema orientalista

Ogni testo proibito ha bisogno di un autore maledetto. Il Necronomicon ha Abdul Alhazred, il "poeta pazzo" di Sana'a, e la sua figura è costruita con una precisione che rivela quanto Lovecraft avesse riflettuto sulla meccanica della credibilità testuale. Alhazred non è una semplice firma: è un personaggio con una biografia, un percorso, una morte. È il testimone dell'orrore — colui che ha visto e ha scritto, e che ha pagato questa visione con la ragione e la vita.

Secondo le indicazioni lovecraftiane, Alhazred vive nel VII-VIII secolo dopo Cristo. È un poeta della Penisola Arabica che si avventura nelle rovine di Irem, la "città dalle mille colonne" citata nel Corano come esempio di città distrutta dalla superbia. Trascorre anni nel deserto del Rub' al Khali — il "Quarto Vuoto", il deserto dei deserti — dove accede a conoscenze che nessun essere umano dovrebbe possedere. Compone il suo libro verso il 730 d.C., e muore a Damasco in circostanze atroci: secondo una versione lovecraftiana, viene divorato in piazza da una creatura invisibile, sotto gli occhi di una folla atterrita.

La funzione narrativa di Alhazred

Alhazred svolge nella struttura del Mythos un ruolo preciso: è il mediatore tra il mondo umano e la conoscenza proibita. Il lettore non accede mai direttamente agli Dei Antichi o ai loro misteri: accede attraverso citazioni del Necronomicon, che è a sua volta una trascrizione dell'esperienza di Alhazred. Questa doppia mediazione produce effetti narrativi notevoli. La conoscenza arriva sempre attenuata, frammentata, tradotta — e proprio per questo sembra più reale. Un testo che trascrive l'orrore direttamente risulterebbe teatrale; un testo che cita un altro testo che a sua volta cita la testimonianza di un veggente pazzo crea un effetto di autenticità documentaria.

Il problema dell'orientalismo

È impossibile analizzare Alhazred senza affrontare il problema dell'orientalismo. Lovecraft è figlio degli immaginari del suo tempo, e il suo utilizzo del mondo arabo come scenario del mistero antico rientra in una tradizione consolidata che Edward Said ha analizzato in modo definitivo. L'Oriente lovecraftiano è popolato di rovine, deserti, conoscenze primordiali, figure eccentriche ai margini della ragione: è l'anti-Occidente, il luogo dove la modernità non ha ancora pienamente illuminato l'oscurità. Alhazred è arabo, compone in arabo, percorre luoghi arabi — e tutto questo serve a marcarlo come appartenente a una tradizione altra, pre-moderna, accessibile a verità che la razionalità occidentale ha perduto o rifiutato. Va precisato con nettezza che questa costruzione dice qualcosa sul tempo di Lovecraft, non sull'Islam o sulla cultura araba medievale: il Necronomicon non ha nulla a che fare con la reale tradizione intellettuale arabo-islamica, che fu in quegli stessi secoli il centro della conservazione e dello sviluppo del sapere filosofico e scientifico.

Nota metodologicaLa figura di Abdul Alhazred deve essere tenuta rigorosamente distinta da ogni sua reinterpretazione occultistica successiva. Alcuni autori e comunità esoteriche hanno tentato di attribuire al personaggio una storicità reale, identificandolo con figure storiche dell'Islam medievale. Non esiste nessuna base documentaria per queste identificazioni.
Capitolo IV

Da Al Azif a Necronomicon

Storia e semiologia di un titolo perfetto

Il libro ha due nomi. Il primo, arabo: Al Azif. Il secondo, greco-latinizzato: Necronomicon. Questa duplicità non è casuale — è parte integrante della costruzione pseudo-storica del testo, che presuppone una tradizione di traduzioni e una circolazione attraverso culture diverse.

Al Azif viene spiegato da Lovecraft come il termine arabo che indica il suono notturno degli insetti del deserto, comunemente attribuito al canto dei demoni. Il termine è di incerta storicità, ma funziona magnificamente sul piano narrativo: evoca il deserto, la notte, il confine tra il mondo visibile e quello invisibile, la presenza di entità che agiscono nell'oscurità.

Necronomicon è invece una delle creazioni più riuscite di Lovecraft sul piano puramente linguistico. L'etimologia che lui stesso suggerisce, in una lettera del 1937, lo scompone in elementi greci: nekros (morto), nomos (legge, norma) o nomizein (nominare, invocare), eikon (immagine, rappresentazione). L'interpretazione più comune ne fa qualcosa come "l'immagine della legge dei morti" o "il libro che nomina i morti" — ma l'ambiguità è produttiva. Diversi studiosi e occultisti hanno proposto varianti: "libro delle denominazioni dei morti", "catalogo delle leggi dei morti", persino "libro delle immagini dei morti". Nessuna traduzione è definitiva, e questa vaghezza contribuisce al fascino del titolo.

Sul piano sonoro e ritmico, Necronomicon funziona in modo quasi incantatorio. Le sette sillabe hanno un andamento dattilico che suona antico, solenne, rituale. La presenza di "necro" attiva immediatamente associazioni con la morte, il buio, l'aldilà. Eppure il titolo non è gotico nel senso convenzionale del termine: è qualcosa di più freddo, più scientifico, quasi tassonomico — come un manuale, un catalogo, un registro. Questa tensione tra l'orrore evocato e la precisione nomenclatoria è una delle chiavi della sua efficacia.

Capitolo V

La pseudo-storia editoriale del Necronomicon

Traduzioni, biblioteche, copie superstiti: la costruzione del falso documentario

La strategia più efficace messa in atto da Lovecraft non è la scrittura del Necronomicon — che non avviene mai — ma la costruzione della sua storia editoriale. Attraverso le lettere, i saggi e soprattutto le note diegetiche inserite nei racconti, Lovecraft accumula nel corso di vent'anni un apparato pseudo-bibliografico di notevole coerenza.

La cronologia che emerge è la seguente: Alhazred compone l'originale arabo intorno al 730 d.C. Circa tre secoli dopo, nel 950, il testo viene tradotto in greco da Teodoro Phileta di Costantinopoli sotto il titolo Necronomicon. La traduzione greca viene messa al bando dal Patriarca Michele nel 1050, ma circola in copie clandestine. Nel 1228, il monaco Olaus Wormius produce una traduzione latina, che viene stampata in due edizioni incunable — una del XV secolo in Germania, una del XVII in Spagna. Le edizioni a stampa sono anch'esse condannate dalla Chiesa. Dell'originale arabo non sopravvivono copie: esiste solo nella traduzione greca (anch'essa rarissima) e in quella latina.

Le biblioteche

La genialità del sistema sta nel modo in cui Lovecraft distribuisce le copie superstiti tra istituzioni reali e immaginarie. La Miskatonic University di Arkham — inventata — custodisce una copia latina completa. Il British Museum di Londra — reale — possiede un esemplare incompleto. La Bibliothèque Nationale di Parigi — reale — ha un'altra copia. L'Università di Buenos Aires — reale — ne possiede una. La Harvard University — reale — ne ha una nella sua biblioteca riservata.

La mescolanza di luoghi inventati e luoghi reali è un procedimento di falso documentario di grande precisione. Il lettore sa che il British Museum esiste: se il narratore afferma che vi si trova una copia del Necronomicon, la logica analogica tende a inferire che anche il libro esista. Questo è il meccanismo che Lovecraft sfrutta sistematicamente, e che spiegherà in parte perché molti lettori, in buona fede, siano andati davvero a cercare il libro nelle biblioteche citate.

«Nella biblioteca della Miskatonic University si conserva la traduzione latina di Olaus Wormius, edizione del 1228, uno dei soli quattro esemplari noti al mondo.»— Lovecraft, dalla pseudo-storia del Necronomicon, lettera del 1937
Il falso documentario come tecnica letteraria

Il procedimento lovecraftiano si inserisce in una tradizione letteraria precisa che, a partire da Defoe e Cervantes, utilizza la simulazione del documento per produrre effetti di realtà. Ciò che Lovecraft fa con il Necronomicon ha però una caratteristica insolita: il testo simulato non è mai prodotto. Altre operazioni di falso letterario — dai Protocolli dei Savi di Sion alle lettere di Hitler false prodotte da Konrad Kujau, dal manoscritto Voynich al diario di Hitler — producono un documento materiale, che può essere analizzato, confrontato, smentito. Il Necronomicon non può essere smentito perché non esiste: è una pura struttura di rimandi, un sistema di citazioni che cita solo se stesso.

Capitolo VI

Il Necronomicon nella poetica dell'orrore cosmico

Conoscenza come condanna, libro come soglia

Per capire il Necronomicon lovecraftiano bisogna capire che non si tratta di un grimorio nel senso tradizionale. I grimori — dalla Clavicula Salomonis al Lemegeton, dalla Grand Grimoire all'Armadel — sono fondamentalmente manuali di potere. Promettono al praticante la capacità di evocare demoni, costringere spiriti, ottenere ricchezza, salute, conoscenza, vendetta. Sono testi finalizzati al dominio: l'uomo che li padroneggia ottiene controllo sulle forze soprannaturali. Il Necronomicon lovecraftiano funziona in modo diametralmente opposto.

Nel Mythos di Lovecraft, la conoscenza contenuta nel libro non conferisce potere: produce vertigine, follia, annientamento. Chi legge il Necronomicon non impara a controllare i Grandi Antichi: impara che i Grandi Antichi esistono, che sono anteriori all'umanità di miliardi di anni, che l'intera storia umana è un incidente trascurabile nella loro vicenda cosmica, e che torneranno quando i "cancelli si apriranno" senza curarsi minimamente della civiltà che troveranno. Questa conoscenza è distruttiva non perché pericolosa in senso pratico, ma perché toglie il suolo sotto i piedi: dissolve l'illusione antropocentrica che dà senso all'esistenza.

La soglia e l'assenza

Il Necronomicon funziona quasi sempre come oggetto indiretto nei racconti lovecraftiani. Viene cercato, citato, parafrasato, temuto, brandito come autorità — ma raramente letto nella pagina narrativa. Di esso si vedono frammenti, passaggi, traduzioni parziali. Questa incompletezza strutturale è la sua forza narrativa più profonda: il libro è una soglia che il racconto indica senza mai varcarne la porta. Se Lovecraft avesse scritto il Necronomicon per intero — se avesse prodotto centinaia di pagine di rivelazioni cosmiche — avrebbe inevitabilmente dovuto scegliere, limitare, definire. E la definizione è il nemico dell'orrore: l'orrore cosmico lovecraftiano vive nell'indefinito, nell'indicibile, nel suggerito.

Il paradosso del libro che non si può scrivereLovecraft comprende intuitivamente che il Necronomicon è più potente inesistente che scritto. Se ne avesse redatto il testo, avrebbe distrutto il meccanismo che lo rende efficace. Il libro non può essere scritto senza tradire se stesso — e questa impossibilità strutturale è parte del suo significato.
Capitolo VII

Libri immaginari e tradizione dei testi maledetti

Genealogie, precedenti, confronti

Il Necronomicon non nasce dal nulla. Si inserisce in una lunga tradizione di libri proibiti, maledetti, perduti o immaginari che attraversa l'intera storia culturale dell'Occidente. Comprendere questa genealogia è necessario per valutare l'originalità dell'operazione lovecraftiana.

I grimori medievali e rinascimentali costituiscono il precedente più ovvio. La Clavicula Salomonis (che circolava in centinaia di varianti manoscritte diverse), il Lemegeton o Piccola Chiave di Salomone, la Grand Grimoire o Dragon Rouge, il Picatrix arabo-latino, il Liber Juratus di Onorio: questi testi attribuiscono la loro autorità a figure leggendarie o bibliche — Salomone, Enoch, Noè — e costruiscono la propria credibilità attraverso la fingizione di un'antichità inaccessibile. La catena di trasmissione è sempre oscura, interrotta, miracolosa. È esattamente la struttura che Lovecraft riproduce con il Necronomicon, con la differenza che lui la costruisce consapevolmente come finzione letteraria anziché come testo effettivamente destinato all'uso rituale.

I libri immaginari di Borges

Jorge Luis Borges è l'altro grande creatore di libri immaginari del Novecento, e il confronto con Lovecraft è illuminante proprio per le sue differenze. Borges costruisce libri impossibili — il libro infinito di Il giardino dei sentieri che si biforcano, i testi su Tlön, il volume di La biblioteca di Babele — come dispositivi filosofici e metaletterari. I suoi libri immaginari esplorano il paradosso, l'infinito, il limite della conoscenza. Quelli di Lovecraft evocano il terrore, il soprannaturale, la minaccia cosmica. In entrambi i casi, però, il libro immaginario funziona come oggetto più denso di significato del libro reale: condensa nel non-scritto una carica semantica che nessun testo effettivo potrebbe contenere.

L'operazione di Lovecraft fonde magistralmente tre tradizioni: il grimorio occulto con la sua aura di autorità proibita, il falso erudito con il suo apparato pseudo-storico, e il dispositivo narrativo moderno con la sua capacità di creare effetti di realtà attraverso la finzione documentaria. Il risultato è un libro che non esiste, ma che ha una bibliografia.

Capitolo VIII

Dal mito alla sistematizzazione

August Derleth, il Lovecraft Circle e la canonizzazione postuma

La trasformazione del Necronomicon da oggetto narrativo personale a elemento di un universo condiviso inizia ancora in vita di Lovecraft, attraverso la pratica del Lovecraft Circle: un gruppo di scrittori che corrispondevano con lui e che, con il suo consenso e incoraggiamento, cominciarono a inserire nei propri racconti riferimenti al Necronomicon, ai Grandi Antichi, alla Miskatonic University. Clark Ashton Smith, Robert E. Howard, Frank Belknap Long, Robert Bloch: tutti contribuirono ad ampliare l'universo condiviso e a rafforzare, attraverso la moltiplicazione dei rimandi, la sensazione che il Necronomicon avesse una consistenza reale.

Dopo la morte di Lovecraft nel 1937, il ruolo decisivo è quello di August Derleth. Con Donald Wandrei, Derleth fonda la Arkham House — casa editrice creata appositamente per pubblicare e conservare le opere di Lovecraft — e si impegna in un'operazione sistematica di costruzione del Mythos di Cthulhu come mitologia coerente. È Derleth a coniare questa espressione, è Derleth a tentare di costruire una cosmologia organica dove Lovecraft aveva lasciato suggestioni frammentarie, ed è Derleth a scrivere decine di racconti che "completano" e "spiegano" l'universo lovecraftiano in modo molto più esplicito di quanto il maestro avesse mai fatto.

I limiti della sistematizzazione

La sistematizzazione derlethiana ha avuto conseguenze ambivalenti. Da un lato, ha contribuito enormemente alla sopravvivenza e alla diffusione dell'opera di Lovecraft. Dall'altro, ha tradito in modo fondamentale la sua poetica: Lovecraft non voleva una mitologia coerente, perché la coerenza domestica l'orrore. I Grandi Antichi lovecraftiani non sono dèi nel senso tradizionale, non hanno una gerarchia chiara, non si oppongono a forze del Bene in uno schema manicheo — sono indifferenti, alieni, incomprensibili. Derleth li ha invece inseriti in una struttura quasi cristiana (Buoni contro Cattivi, caduta, redenzione) che tradisce profondamente la visione materialista e cosmica di Lovecraft.

Capitolo IX

I falsi Necronomicon

Edizioni apocrife, occultismo contemporaneo, mercato del proibito

Apartire dagli anni Sessanta del Novecento, la notorietà crescente dell'opera lovecraftiana combinata con il revival occultistico della controcultura ha prodotto un fenomeno editoriale e culturale di grande interesse: la pubblicazione di testi presentati, con gradi variabili di serietà e ambiguità, come "il vero Necronomicon". Questi apocrifi si distribuiscono lungo uno spettro che va dallo scherzo letterario consapevole al testo sincretistico effettivamente utilizzato in pratiche rituali.

Il caso più celebre e studiato è il cosiddetto Simon Necronomicon, pubblicato negli Stati Uniti nel 1977 da un editore specializzato in occultismo sotto la supervisione di un autore che ha scelto lo pseudonimo "Simon". Questo testo — ancora oggi in commercio e disponibile in molte edizioni — mescola materiale mitologico mesopotamico (sumerico, babilonese, accadico) con riferimenti al Mythos lovecraftiano e strutture tipiche della magia cerimoniale moderna. Non ha nulla a che fare con un autentico testo arabo medievale, e chiunque abbia una minima familiarità con la filologia semitica o con la storia della letteratura araba lo riconosce immediatamente.

Anatomia di un successo editoriale

Il Simon Necronomicon ha venduto milioni di copie in decenni di ristampe. Questo successo non si spiega con la credulità ingenua dei lettori, ma con una convergenza di fattori culturali che merita analisi seria. In primo luogo, il libro risponde al desiderio — diffusissimo negli anni Settanta e ancora presente — di accedere a una tradizione esoterica alternativa rispetto alle religioni istituzionali, dotata di antichità, esoticità e potenza simbolica. In secondo luogo, l'ambiguità deliberatamente mantenuta dall'editore e dall'autore tra fiction e realtà è un meccanismo di marketing di grande efficacia. In terzo luogo, il terreno era stato preparato da decenni di narrativa lovecraftiana: il Necronomicon era già, nell'immaginario del pubblico anglofono, un oggetto dotato di storia, autorità e presenza quasi palpabile.

Esistono anche altri apocrifi: la Sussex Manuscript di Hay, Wilson, Turner e Langford (1978), dichiaratamente una parodia letteraria; il Necronomicon di George Hay (anch'esso 1978), che tenta una sistemazione più letteraria; numerose versioni autoprodotte e circolarmente citate nelle comunità online. Tutti questi testi hanno in comune l'utilizzo del nome lovecraftiano come leva di autorità e di fascino, indipendentemente dal contenuto.

Nota criticaÈ importante trattare il fenomeno degli apocrifi con equilibrio analitico, senza liquidarlo come semplice credulità. Le ragioni del successo sono culturali, psicologiche ed editoriali. Chi acquista un Simon Necronomicon non è necessariamente uno sprovveduto: spesso è qualcuno che cerca, attraverso un oggetto carico di storia immaginaria, un contatto con una dimensione simbolica che la cultura mainstream non gli offre.
Capitolo X

Il Necronomicon nella cultura pop

Cinema, fumetti, giochi, internet: le trasformazioni di un'icona

Apartire dagli anni Settanta, il Necronomicon compie una transizione decisiva: da elemento narrativo specialistico della letteratura horror americana a icona della cultura pop globale. Questo passaggio implica una semplificazione — la complessità filosofica lovecraftiana viene ridotta — ma anche una straordinaria moltiplicazione delle sue forme e dei suoi significati.

Nel cinema, il Necronomicon acquista la sua fisionomia visiva più memorabile grazie a Sam Raimi, che nella saga Evil Dead (1981 e seguiti) lo trasforma in un oggetto materiale — rilegato in pelle umana, scritto con sangue, dotato di un volto — e gli attribuisce la funzione di evocatore di demoni. Il Necronomicon Ex-Mortis di Raimi non ha praticamente nulla dell'oggetto lovecraftiano: è un grimorio demoniaco nel senso più convenzionale del termine, uno strumento di orrore immediato e fisico anziché cosmico. Eppure questa versione è probabilmente la più conosciuta globalmente, e ha definito per milioni di spettatori l'immaginario visivo del "libro maledetto".

Fumetti, giochi di ruolo, videogiochi

Nel fumetto, il Necronomicon compare in centinaia di serie, spesso come MacGuffin — l'oggetto che muove la trama — o come elemento di citazione intertestuale. La rivista Heavy Metal e il fumetto underground americano degli anni Settanta e Ottanta hanno svolto un ruolo importante nella diffusione dell'estetica lovecraftiana in un pubblico più ampio di quello letterario.

Nel gioco di ruolo, il contributo fondamentale è Call of Cthulhu di Sandy Petersen (Chaosium, 1981), che traduce il Mythos in un sistema di regole e mette i giocatori nella posizione degli investigatori lovecraftiani, con la possibilità di trovare e consultare (perdendo sanità mentale) copie del Necronomicon e di altri testi proibiti. Il gioco ha raggiunto milioni di persone in tutto il mondo e ha probabilmente fatto conoscere Lovecraft a più gente di qualunque edizione delle sue opere.

Nei videogiochi, il riferimento al Necronomicon è diventato quasi una convenzione di genere: dall'iconografia di Castlevania a Diablo, passando per innumerevoli giochi horror e fantasy. Su internet, la cultura lovecraftiana ha generato un ecosistema vastissimo: fanfiction, artwork, meme, podcast, canali YouTube dedicati, comunità globali.

La metamorfosi dell'icona

In questo processo, il Necronomicon ha perso quasi interamente la sua specificità filosofica lovecraftiana — la vertigine cosmica, l'insignificanza dell'uomo, la follia come conseguenza della rivelazione — per diventare un oggetto polivalente: manuale demoniaco, reliquia horror, feticcio estetico, icona pop ironica. Questa semplificazione è anche una forma di sopravvivenza: adattandosi a contesti sempre nuovi, il Necronomicon ha garantito la propria permanenza nell'immaginario collettivo ben oltre i limiti della letteratura specialistica da cui proviene.

Capitolo XI

Il problema della realtà del Necronomicon

Risposta a una domanda sbagliata, analisi di un fenomeno culturale

La domanda più popolare sul Necronomicon — "esiste davvero?" — è, sul piano storico-filologico, di risposta netta: no. Non esiste alcuna traccia documentaria di un testo arabo medievale intitolato Al Azif o Necronomicon, composto da un autore chiamato Abdul Alhazred, tradotto in greco nel X secolo e in latino nel XIII. Nessuna fonte storica araba, greca, latina, bizantina o medievale di qualunque altra tradizione menziona questo libro o questo autore prima dell'opera di Lovecraft. La questione è chiusa sul piano filologico.

La domanda interessante, però, è un'altra: perché tante persone abbiano voluto credere il contrario, e quali meccanismi culturali abbiano prodotto e alimentato questa credenza.

L'apparato pseudo-bibliografico

Il primo fattore è la qualità dell'apparato pseudo-bibliografico costruito da Lovecraft. La catena traduttoria (arabo → greco → latino), le date precise (730, 950, 1228), i nomi dei traduttori, le istituzioni reali citate come custodi delle copie: tutto questo produce quello che Roland Barthes chiamava "effetto di realtà" — la sensazione, indotta dalla densità del dettaglio, che ciò che viene descritto sia autentico. Lovecraft era lettore assiduo di storia, archeologia, filologia: sapeva come la macchina della credibilità testuale funzionava, e la replicò con precisione.

Il confine instabile tra finzione e mito

Il secondo fattore è più profondo: il confine tra falso letterario e mito è storicamente labile. La storia della cultura è piena di testi che iniziano come finzioni e finiscono per acquisire una realtà autonoma — non nel senso che diventano "veri", ma nel senso che producono effetti reali nel mondo. I Protocolli dei Savi di Sion erano un falso deliberato; hanno prodotto violenza reale. Il Malleus Maleficarum si fondava su teologia distorta; ha prodotto processi e morti reali. Il Necronomicon non ha prodotto violenza reale di scala storica, ma ha prodotto pratiche rituali, comunità, ricerche in biblioteche, corrispondenze, dispute accademiche e un mercato editoriale. Sul piano degli effetti culturali, esiste.

La conclusione appropriata è questa: il Necronomicon è storicamente falso, ma culturalmente reale. L'assenza del testo originale non ha impedito la nascita di una tradizione, di un canone apocrifo, di una comunità di lettori e praticanti. Questa è la forma più sottile di esistenza che un libro possa raggiungere.

Capitolo XII

Il libro impossibile

Riflessione conclusiva su un paradosso culturale

Il Necronomicon è un libro che tutti conoscono, ma nessuno può leggere nella sua forma autentica. È un testo inesistente che ha generato edizioni, bibliografie, studi, parodie, citazioni, collezioni, rituali immaginari e dispute reali. È un'invenzione narrativa che si è comportata come un documento storico. Questa serie di paradossi converge in un concetto che potremmo chiamare "libro impossibile": un volume che vive proprio perché manca.

La struttura paradossale del Necronomicon illumina qualcosa di essenziale sul funzionamento dell'immaginario culturale. I grandi miti non hanno bisogno di un referente materiale per essere reali: hanno bisogno di una struttura narrativa abbastanza potente da generare credenza, identificazione e comunità. Lovecraft ha costruito questa struttura con precisione quasi ingegneristica — non la sostanza del libro, ma la sua forma di assenza: la sensazione pervasiva che esista, da qualche parte, un testo che contiene la verità sull'universo, e che questa verità sia insopportabile.

Se Lovecraft avesse scritto davvero il Necronomicon — se avesse prodotto un volume completo di rivelazioni cosmiche — il libro avrebbe perso questa potenza. Sarebbe diventato un testo come gli altri: leggibile, criticabile, databile, superabile. L'incompletezza strutturale è la sua forma di immortalità. Il Necronomicon non invecchia perché non esiste abbastanza da invecchiare.

C'è infine una domanda che questo dossier lascia aperta, non perché manchi di risposta ma perché è di natura filosofica piuttosto che storica: che cosa ci dice il Necronomicon sul rapporto tra letteratura, credenza e desiderio di mistero? Dice che l'uomo moderno — razionalista, scientifico, disincantato — non ha rinunciato al bisogno di testi sacri, di conoscenze proibite, di libri che custodiscano verità più grandi di quelle che la vita ordinaria può offrire. Il Necronomicon riempie questo bisogno non nonostante la sua inesistenza, ma grazie ad essa. È un grimorio per chi non crede ai grimori. È un libro sacro per chi ha perduto il sacro. È, infine, la prova che la letteratura è capace di creare non solo storie, ma oggetti — oggetti immaginari dotati di peso reale nel mondo.


Nota finale

Proposta di titoli alternativi

Cinque varianti per diversi contesti editoriali
  • Il libro che non esiste. Storia letteraria e mito culturale del NecronomiconAccademico, chiaro, bilanciato tra rigore e apertura divulgativa. Adatto a una tesi universitaria o a un saggio pubblicato da una casa editrice di saggistica.
  • Necronomicon. Biografia di un libro impossibileNarrativo, suggestivo, capace di attrarre sia lettori specialisti sia lettori di saggistica letteraria. Il termine "biografia" evoca immediatamente un approccio diacronico e personalistico.
  • Al Azif. L'ombra del libro proibitoEvocativo, adatto a un saggio divulgativo o a una rivista culturale. Usa il titolo arabo — meno noto — per segnalare profondità storica.
  • Il grimorio inventato. Lovecraft, l'orrore cosmico e la fortuna del NecronomiconAdatto a una monografia di storia della letteratura o a una rivista accademica di studi sull'orrore e il fantastico.
  • La biblioteca dell'abisso. Nascita, mito e ricezione del NecronomiconIl più letterario e metaforico. Adatto a una rivista culturale di alto profilo o a un volume antologico sul fantastico e l'immaginario librario.

Fonti

Bibliografia ragionata

Opere narrative di H. P. Lovecraft
Lovecraft, H. P.  The Complete Fiction, Barnes & Noble, 2008.Edizione di riferimento in lingua originale; include tutti i racconti in cui compare il Necronomicon.
Lovecraft, H. P.  Tutti i racconti, Mondadori (Oscar Classici), 2 voll.Traduzione italiana di riferimento, con apparato critico.
Epistolari e saggi di Lovecraft
Lovecraft, H. P.  Selected Letters, Arkham House, 5 voll. (1965–1976).Fonte primaria imprescindibile: contiene la lettera del 1937 in cui Lovecraft espone la pseudo-storia del Necronomicon.
Lovecraft, H. P.  Supernatural Horror in Literature (1927).Saggio critico di Lovecraft sulla tradizione horror: fondamentale per capire la sua poetica.
Studi critici su Lovecraft
Joshi, S. T.  A Dreamer and a Visionary: H. P. Lovecraft in His Time, Liverpool University Press, 2001.La biografia critica più completa e documentata disponibile; imprescindibile.
Joshi, S. T.  The Annotated H. P. Lovecraft, Dell, 1997.Edizione annotata dei racconti principali: utile per tracciare le occorrenze del Necronomicon.
Burleson, Donald R.  Lovecraft: Disturbing the Universe, University Press of Kentucky, 1990.Analisi decostruttivista dell'opera lovecraftiana.
Houellebecq, Michel  H. P. Lovecraft. Contre le monde, contre la vie, Rocher, 1991; trad. it. Lovecraft. Contro il mondo, contro la vita, Bompiani.Saggio brillante e provocatorio; utile per il capitolo sulla poetica dell'orrore cosmico.
Studi sul Necronomicon e sugli apocrifi
Hay, George (a cura di)  The Necronomicon: The Book of Dead Names, Skoob, 1978.Il primo apocrifo "serio" in lingua inglese; utile come caso di studio.
Simon (a cura di)  Necronomicon, Schlangekraft/Avon, 1977.Il più diffuso degli apocrifi; il capitolo IX ne analizza le strutture e le fonti reali (materiale mesopotamico).
Gonce, John L. III  The Necronomicon Files, Weiser, 2003.Studio documentato sulle edizioni apocrife e sulla loro ricezione; distingue con cura le diverse operazioni editoriali.
Studi sui grimori e sulla magia cerimoniale
Davies, Owen  Grimoires: A History of Magic Books, Oxford University Press, 2009.La storia più completa dei grimori occidentali; essenziale per il capitolo VII.
Kieckhefer, Richard  Magic in the Middle Ages, Cambridge University Press, 1989.Contestualizzazione storica della magia medievale; utile per il confronto con i grimori reali.
Studi sulla pseudoepigrafia e sui falsi letterari
Grafton, Anthony  Forgers and Critics, Princeton University Press, 1990; trad. it. Falsari e critici, Einaudi.Storia dei falsi letterari dall'antichità al presente; indispensabile per il capitolo V.
Eco, Umberto  Il nome della rosa e Postille al nome della rosa, Bompiani.Il romanzo di Eco mostra un meccanismo simile (il libro di Aristotele sulla commedia) e le Postille ne spiegano la costruzione teorica.
Studi sulla cultura pop lovecraftiana
Luckhurst, Roger  The Weird: A Compendium, Tor, 2012.Antologia critica della weird fiction; utile per il capitolo X.
VanderMeer, Jeff & Joshi, S. T. (a cura di)  The Weird: A Compendium of Strange and Dark Stories, Tor, 2012.Raccoglie la tradizione weird dal XIX secolo a oggi; mostra la posizione di Lovecraft in una genealogia più ampia.
Studi sull'orientalismo
Said, Edward W.  Orientalism, Pantheon, 1978; trad. it. Orientalismo, Bollati Boringhieri.Imprescindibile per il capitolo III sulla figura di Alhazred e sul rapporto lovecraftiano con il mondo arabo.

Appendice

Cronologia del mito

Le principali tappe della costruzione e della ricezione del Necronomicon
c. 730 d.C.

Secondo la pseudo-storia lovecraftiana: composizione dell'Al Azif da parte di Abdul Alhazred a Damasco.

c. 950 d.C.

Traduzione greca di Teodoro Phileta a Costantinopoli: nasce il titolo Necronomicon.

1050

Il Patriarca Michele bandisce la traduzione greca.

1228

Traduzione latina di Olaus Wormius. (Tutte le date precedenti sono invenzioni lovecraftiane.)

1922

Prima apparizione del Necronomicon in The Hound di H. P. Lovecraft.

1926–1936

Il Necronomicon compare in tutti i racconti fondamentali del Mythos: The Call of Cthulhu, The Dunwich Horror, At the Mountains of Madness.

1937

Morte di Lovecraft. In una lettera dell'anno precedente aveva esposto per la prima volta la pseudo-storia completa del libro.

1939

Fondazione di Arkham House da parte di Derleth e Wandrei: inizio della canonizzazione postuma del Mythos.

1960–1970

Diffusione dell'opera lovecraftiana in paperback; il Necronomicon entra nell'immaginario della controcultura. Prime voci sulla sua possibile esistenza reale.

1977

Pubblicazione del Simon Necronomicon: l'apocrifo più diffuso al mondo, ancora in ristampa.

1978

Pubblicazione del Necronomicon di George Hay: versione dichiaratamente parodica e letteraria.

1981

Evil Dead di Sam Raimi: il Necronomicon acquista la sua forma visiva più iconica nel cinema horror.

1981

Uscita di Call of Cthulhu (Chaosium): il gioco di ruolo diffonde il Mythos a una generazione di giocatori.

1990–2000

Il Necronomicon entra nei videogiochi, nel metal, nella cultura internet. Nasce la comunità lovecraftiana online.

2000–oggi

Esplosione della cultura lovecraftiana globale: podcast, artwork, meme, serie TV, revisioni critiche sull'orientalismo e il razzismo nell'opera di Lovecraft.

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