Un incontro alla Closerie des Lilas – Dialogo immaginario con Ezra Pound
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Parigi, metà anni Venti. La Closerie des Lilas a Montparnasse. Pound è al tavolo d'angolo, la barba rossiccia incolta, i capelli ribelli, una pila di manoscritti davanti a sé coperti di annotazioni furiose a matita rossa. Parla a voce alta con qualcuno che non c'è. Mi siedo. Mi fissa come si fissa un intruso.
Mr. Pound, lei è considerato il dittatore del modernismo. Le piace questo ruolo?
"Dittatore? Stupidaggini. Sono solo l'unico con abbastanza fegato per dire che il novanta per cento di quello che si scrive fa schifo. Questi francesi eleganti con le loro mezze misure, gli inglesi con la loro educazione vittoriana - tutti morti dentro. Io dico la verità: la poesia è morta con Swinburne ed è risorta con me. Con noi. Con Eliot, con H.D., con quelli che hanno avuto il coraggio di buttare via tutta la merda ottocentesca."
Ma il suo metodo - 'Make it new'. Non è un po' semplicistico?
Batte il pugno sul tavolo, i caffè tremano.
"Semplicistico? Semplicistico è continuare a scrivere sonetti mentre il mondo va in pezzi! Ho visto Eliot scrivere versi morti finché non gli ho messo la matita rossa in mano. The Waste Land? Io l'ho tagliato, sfoltito, reso immortale. Era il doppio, pieno di autocompiacimenti. Make it new non significa novità per la novità - significa onestà brutale. Via le chiacchiere, via gli ornamenti, via tutta la retorica che nasconde il vuoto. Quello che resta è osso, è roccia, è verità."
Lei ha inventato l'imagismo, poi l'ha abbandonato. Perché?
"L'imagismo era necessario. Un'immagine precisa vale più di mille versi flaccidi. 'Petali su un ramo nero bagnato' - basta questo, non servono spiegazioni. Ma poi i seguaci l'hanno trasformato in una moda, in uno stile da salotto. Amy Lowell l'ha preso e ne ha fatto un club di signore. Io non faccio club. Vado avanti, mi evolvo. Ora sto lavorando ai Cantos - lì c'è tutto: storia, economia, lingue antiche, cinese. Sarà un'epica per il XX secolo."
I Cantos sono quasi incomprensibili. Non teme di perdere i lettori?
Ride, una risata aspra, sprezzante.
"Perdere i lettori? Ma quali lettori? La gente legge spazzatura, romanzi sentimentali, giornali idioti. Io scrivo per chi ha cervello, per chi è disposto a studiare. Metto greco, latino, cinese perché la cultura occidentale è morta se non si innesta con l'Oriente. Confucio capiva l'ordine sociale meglio di qualsiasi filosofo europeo. E l'usura - l'usura sta distruggendo tutto! Devi capire l'economia per capire la poesia, devi capire la storia. I Cantos non sono un libro da leggere a letto prima di dormire."
Parla di economia, di politica. Un poeta dovrebbe occuparsene?
"Un poeta che non si occupa di politica è un cretino decorativo. La poesia che non cambia il mondo è masturbazione estetica. Guarda l'Italia - Mussolini sta ricostruendo Roma, sta riportando ordine dopo il caos. Sta facendo quello che i poeti dovrebbero fare: creare strutture, imporre forma al caos. L'arte e la politica non sono separate. Mai state. Dante lo sapeva, i trovatori lo sapevano. Solo i decadenti francesi pensano che la poesia sia torre d'avorio."
Lei ha scoperto Joyce, Eliot, Hemingway. Come riconosce il talento?
"Il talento vero colpisce come un pugno. Joyce mi ha mandato il Ritratto e ho capito subito - questo bastardo irlandese sta facendo qualcosa che nessuno ha mai fatto. Eliot era un impiegato di banca timido, ma i suoi versi avevano morte e rinascita dentro. Hemingway scriveva come un pugile - diretto, pulito, letale. Li ho aiutati perché erano veri. Il resto - i poeti da salotto, quelli che imitano Tennyson - possono crepare nella loro mediocrità."
Ma con alcuni ha rotto violentemente. Cosa è successo con Amy Lowell?
Il volto si contrae in una smorfia di disgusto.
"Amy ha preso l'imagismo e ne ha fatto 'Amygismo'. Ha trasformato un movimento rivoluzionario in un circolo letterario per signore ricche. Organizzava cene, leggeva poesie, fumava sigari per sembrare scandalosa. Ma la sua poesia era molle, sentimentale. Una contraddizione vivente. L'ho detta 'ipopotamo' e non me ne pento. La verità fa male ma va detta."
Lei è violento nelle sue critiche. Non teme di creare nemici?
"I nemici sono inevitabili quando dici la verità. Preferisco nemici onesti che amici ipocriti. Il problema della letteratura inglese è che tutti sono troppo educati per dire che l'imperatore è nudo. Io lo dico. E se questo mi rende impopolare, benissimo. La popolarità è per gli attori di teatro, non per i poeti."
La Cina antica, i trovatori provenzali, l'economia medievale - perché questo eclettismo?
Gli occhi si illuminano, finalmente appassionati invece che rabbiosi.
"Perché tutto è connesso! I trovatori inventarono l'amore cortese e la forma poetica perfetta. I cinesi capirono l'armonia tra uomo e natura duemila anni fa. Le gilde medievali sapevano che l'economia deve servire l'uomo, non il capitale. La modernità ha frantumato questa conoscenza. I Cantos la ricostruiscono. Ogni frammento - un carattere cinese, una citazione latina, un verso provenzale - è un pezzo del mosaico. Se non vedi il disegno complessivo, non è colpa mia."
Eliot dice che lei è un grande poeta ma un pessimo economista.
Sbuffa, accende una sigaretta con gesto nervoso.
"Tom è un genio ma un codardo. Ha capito tutto nel Waste Land - la sterilità, la morte spirituale, l'usura che prosciuga la vita. Ma poi si è rifugiato nella Chiesa anglicana, nelle istituzioni. Vuole l'ordine ma non ha il coraggio di costruirlo davvero. Io sì. E se questo significa studiare economia, studiare Gesell, studiare il Credito Sociale, lo faccio. La poesia senza azione è vanità."
Cosa pensa della poesia francese contemporanea? Valéry, Cocteau?
"Valéry è brillante ma freddo. Troppo cerebrale. La poesia deve avere sangue, non solo idee cristalline. Cocteau è un buffone di corte, un decoratore. Fa scandalo ma è tutto superficie. I francesi hanno perso la vitalità dopo Rimbaud. Baudelaire capiva il male, Rimbaud capiva la rivoluzione. Adesso hanno solo estetismo."
Lei vive in esilio volontario. Non le manca l'America?
Una pausa. Per un attimo il volto si addolcisce.
"L'America che amo non esiste più. Esisteva con Jefferson, con Adams, quando i Padri Fondatori capivano che il denaro doveva servire il popolo. Adesso è Wall Street, è usura legalizzata, è materialismo senza anima. L'Europa almeno ha memoria, ha tradizione. Qui posso lavorare, posso costruire qualcosa. In America sarei solo un poeta strano che scrive cose incomprensibili."
Un consiglio per i giovani poeti?
Si alza, raccoglie i manoscritti con gesti bruschi.
"Leggete. Leggete tutto - i classici, i cinesi, i provenzali. Poi dimenticate tutto e scrivete con le vostre viscere. Non imitate nessuno. Trovate la vostra voce e non chiedetevi se piacerà. La vera poesia non piace mai subito. Fa male, disturba, costringe a pensare. E soprattutto - make it new. Sempre. O non fate niente."
Sta per andarsene, poi si volta.
"E un'altra cosa. Non fidatevi dei critici. Sono parassiti. Capiscono tutto dieci anni dopo. Fidatevi del vostro istinto e del vostro coraggio. Tutto il resto è chiacchiera."
Esce come un uragano, lasciando il caffè in disordine. Guardo i fogli che ha dimenticato sul tavolo - versi in tre lingue, calcoli economici, ideogrammi cinesi. Un caos che pretende di essere cosmo. Un genio che si sta perdendo nelle sue ossessioni. Non so ancora quanto lontano arriverà questa deriva, ma sento che questo incontro mi perseguiterà.
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